ARTICOLO 207: Dino… non Ferrari

Conosciuta come Ferrari Dino 246, ma il logo originale portava il nome “Dino 246” (in memoria del figlio scomparso di E. Ferrari), con motore Centrale Posteriore, di cui il numero 246 indicava la cilindrata (autovettura con un motore montato all’interno della stessa, adatto alla guida sportiva e da competizione per stabilizzare peso e passo dell’automobile così da evitare possibili sbalzi assali), anno di costruzione fine anni ’60 inizi anni ’70 di provenienza dalla Casa Automobilistica Italiana, fondata da “Enzo Ferrari” a fine anni ’40 (fine della Seconda Guerra Mondiale) a Modena in località Maranello (storicamente le origini risalgono nei primi anni ’30 con la Scuderia Ferrari cuore pulsante del reparto Competizioni della Formula 1). Ogni Società Automobilistica che si rispetti basa il proprio “Reparto Corse Clienti” (con ruolo di supporto tecnico Alfa Romeo), su una determinata linea di Competizioni GT internazionali (versione Coupé della Dino 246, per la Spider GTS) ad esempio il “Campionato Endurance FIA” (Ferrari Challenge), su un “Simbolo” marchio di Fabbrica come il “Cavallino Rampante”, usato precedentemente nel periodo storico della Prima Guerra Mondiale da F. Baracca (conosciuto internazionalmente come il miglior aviatore italiano del fine ‘800, medaglia d’oro al valore militare), poi regalato come portafortuna proprio a Enzo Ferrari, dalla madre del Campione dei cieli, diventando il riconoscimento nel Mondo come “Marchio Ferrari”. La carrozzeria dell’ Autovettura Sportiva (Baby Ferrari) era ideata e proposta dalla famosa “Designer Pininfarina” (Azienda Italiana fondata a Torino a fine anni ’30 denominata in origine Società anonima Carrozzeria Pinin Farina di B. Farina), mentre il Propulsore era progettato con cura maniacale da “A. Ferrari” detto “Dino” Ingegnere e Progettista (figlio prediletto di E. Ferrari), scomparso per una grave malattia in giovane età. Le prestazioni stradali della “246” (velocità massima 235 km/h con una percorrenza dei 100 metri in soli 7 secondi), erano simili ad altri modelli con motori superiori, infatti la Clientela decretava senza esitazioni il successo (presentazione Salone di Torino a fine anni ’60), con ben 2500 auto sportive prodotte in “Serie” (246 GT in tre versioni L-M-E). La “Dino” portava in quel periodo storico un cambiamento delle Vetture di Maranello a livello di espressione estetico con forme styling compatte di splendida eleganza e meccaniche in quanto prima vettura stradale a “6 Cilindri” posteriore trasversale. Il prototipo dell’autovettura era stato presentato al Salone di Parigi negli anni ’60 denominata “Dino Berlinetta Speciale” 1600cc a 6 Cilindri con carena avveniristica in plexiglass per il reparto fanali anteriori, successivamente il “Restyling” presentato al Salone di Torino a fine anni ’60 la Dino portava la denominazione di “Berlinetta GT” con carrozzeria in alluminio con linee tondeggianti e armoniose con coda tronca, aereodinamiche accurate, come se fossero ricercate dal vento. Completavano l’Opera i cerchi in lega della “Cromodora” con il fissaggio centrale cromato per un’affascinante richiamo agonistico corsaiolo.

“Date a un Bambino un foglio di carta, dei colori e chiedetegli di disegnare un automobile, sicuramente la farà Rossa”

#lezionidisogni

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Autore: lezionidisogni

Sport Cultura e Storia

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