Sportività Onirica

Eravamo in una località di mare sconosciuta, una carina casetta sulla spiaggia, c’erano tante stanze illuminate dai soli raggi di sole al tramonto. Ombre e riflessi dipingevano pareti e persone, la luce elettrica non c’era, noi in una stanza grande con un grande tavolo rotondo aspettavamo chissà cosa; nella stanza accanto in una cucina fatiscente, c’era la nonna che cucinava i suoi manicaretti, era tranquilla e sorridente. Sentivamo dei ronzii, nell’aria volteggiava priva di ogni forma aggressiva un’ape o forse molte di più, non ricordo esattamente. Per dirla tutta non ricordo in quante persone eravamo, né che età avevamo, ricordo solo molto bene il volto e il da fare della nonna con la solita carica di vitalità. Aleggiava un senso di inquietudine, mista paura causata dall’ambiente, dall’affievolirsi della poca luce del sole che trapassava le tende, il ronzio incessante, il rumore del cucchiaio di legno che batteva nella pentola con una forza costante e ruvida. La nonna camminava intorno al tavolo da cucina, un lungo corridoio adiacente buio alla cucina portava alla porta d’ingresso, scricchiolii dubbiosi facevano eco al nostro stato d’essere. Tutti o io, tranne la nonna che continuava imperterrita nel lavoretto culinario, eravamo presi da rumori sempre più vicini, di passi di piccoli colpi di scarpa nel pavimento scricchiolante, nessuno si vedeva, nessuno appariva dinanzi alla stanza. Timore, suspense, ma nello stesso tempo coraggio di non arrendersi alla situazione, un timido movimento di avvicinarsi verso la nonna, pronti allo scontro con eventuali personaggi esterni alla “Compagnia”; siamo vicino a Lei, ora sicuri e rassicurati, un senso di protezione totale, rafforzava e premiava il coraggio dimostrato. La nonna posa la pentola sull’antico lavandino di marmo, si sentiva sgorgare gocce di acqua dal rubinetto, sentivamo senso di freddo, nessuno di noi provava senso di sete o fame, tutto ad un tratto l’anta del mobile sotto al lavandino si apriva, senza che nessuno facesse il movimento appropriato, la nonna tirava fuori con delicatezza un’arnia con l’ape accarezzandola e riponendola con accortezza sul tavolo. Il ronzio non si sentiva più, un sorriso sul volto della nonna rassicurava ancora una volta ognuno di noi o solo me stesso; l’unico fastidio era dato dai continui scricchiolii, da rumori di passi che provenivano incensanti dal corridoio. Decidevamo di affrontare una volta per tutte la paura dell’ignoto e passo dopo passo, dopo aver lasciato in buone mani l’ape con la nonna sorridente, ci avviciniamo con le spalle al muro alla porta di casa. Il corridoio lungo e buio nemico numero uno del nostro immaginario, era diventato come un compagno di protezione, contro il pensiero di un incontro poco gradito. Arrivati alla porta un forte sollievo faceva battere il cuore, la maniglia presa e tirata per aprire, il gradino dell’atrio della casa, la spiaggia chiara, il mare era dinnanzi a noi o solo a me. Scendiamo corriamo alla riva del mare increspata dal vento, scorgiamo alla nostra destra con stupore un bellissimo cavallo marrone che scalciava, giocando con le onde, una criniera foltissima degli occhi a specchio, una forma regale e muscolosa. Il sole ormai al tramonto disegnava con la sua luce ogni onda, ogni spinta di vento che soffiava contro. Come fantasmi alla nostra sinistra si materializzavano due baldi corridori, con repentini scatti allenavano il loro corpo abbronzato e scolpito, con una corsa rapida a chi arrivava per primo al “Traguardo” . La spiaggia lunghissima e vuota si arrendeva ogni minuto che passava alla luce della notte e flebili raggi di luna che riflettevano la loro intensità nel luccichio del mare notturno.

“Abbiamo tutti le nostre macchine del tempo. Alcune ci riportano indietro e si chiamano ricordi. Alcune ci portano avanti e si chiamano Sogni”

#lezionidisogni

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Autore: lezionidisogni

Sport Cultura e Storia

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