THE FEELING OF MEMORY

Il Giorno della Memoria

Lo Sport, come etica e stile di vita, Storia di A. Weisz, il Tecnico-Allenatore delle Eccellenze del Calcio, passando dallo Scudetto di Milano con la compagine Interista a quella Bolognese con due Scudetti vinti sul campo, all’ultimo “Viaggio Premio” ad Auschwitz con l’intera Famiglia. Corrono gli Anni 40, l’ultimo respiro tra le pareti della Camera a Gas del Campo di Concentramento, grazie alle micidiali esalazioni del Zyclon B. Ieri 27 Gennaio si è celebrata la Commemorazione del trucide sterminio “Razziale”, un pensiero riservato, per tutti gli appassionati di Sport, all’Uomo Ebreo- Ungherese che è riuscito a vincere la Prima Edizione del Campionato di Serie A Italiano (girone unico). Lo Special One della Storia della Disciplina Sportiva del Calcio, innovatore di Tecnica raffinata e spregiudicato volta all’attacco alla spettacolarità di gioco di Squadra. Il Suo nome è inciso su una Targa Commemorativa sotto la Torre Maratona dello Stadio Dall’Ara di Bologna, impresa epica del Squadra vincitrice di Titoli Nazionali ed Internazionali negli anni 30 (Torneo dell’Esposizione, pari valore alla Champions League dei giorni nostri), allo Stadio Piola di Novara, allo Stadio San Nicola di Bari. Fece grande l’ Internazionale di Meazza, scrisse la storia del Calcio Italiano, in panchina neroazzurra per circa 200 presenze, alle spalle dei più conosciuti e pluri premiati Trapattoni e Mourinho. Questi ultimi nomi non sono stati scritti a caso, in quanto esiste uno stretto legame con Weisz per l’uso della “Psicologia Sportiva applicata”, primo precursore tecnico sportivo, riusciva a rivoluzionare il Metodo Sportivo con innovazioni “Psico Fisiche”, destinate a diventare costanti fisse nel Calcio Tricolore. I periodi storici degli anni 20-30, ritmi di allenamenti limitati, azioni di gioco con velocità nettamente inferiore se messa in paragone a quella dei giorni nostri, eppure lo stile e l’efficacia degli insegnamenti di gioco e di vita , riflettevano una modernizzazione ed un’eleganza che ai giorni nostri è praticamente assente. Durante le partite i Coach avevano un abbigliamento formale in giacca e cravatta, mentre durante gli allenamenti della settimana vestivano come i giocatori, pantaloncini e maglietta. Provavano i movimenti di gioco assieme agli stessi, eseguivano esercizi ginnici in gruppo, il sudore era per tutti e non per pochi. Un Gruppo coeso, una Famiglia che entrava in campo alla domenica per vincere insieme, cercando di rispettare al centimetro ed alla lettera lo schema studiato durante gli allenamenti. Il Modulo di Gioco, il Sistema innovativo conosciuto come “WM”, per la disposizione in campo dei giocatori, filosofia applicata imperante; modulo di gioco che fece la fortuna dell’Italia Sportiva, tra la metà e la fine degli anni 30. Italia Campione del Mondo, con l’impegno espresso dai reparti difensivi ed il centrocampo, caratterizzato da lunghi lanci per gli attaccanti. Coralità di gioco, possesso di palla ed un micidiale contropiede, armi vincenti per ogni scontro diretto con gli avversari.

Weisz nasce nell’Impero Austro Ungarico a fine ‘800 da genitori ebrei, giovane calciatore rapido nello scatto, perfetto nel ruolo di ala con ficcanti percussioni nella difesa della Squadra avversaria (al giorno d’oggi chiamato come esterno d’attacco), pupillo del tecnico Inglese H. Chapman noto minatore ed allenatore di successo dell’Arsenal. Arpad W. riusciva ad essere grazie alle innovative tecniche di gioco sviluppate nel tempo, il primo alfiere della Nazionale Ungherese all’Epoca Scuola Danubiana Europea. Nel primo decennio del ‘900 entra a far parte della Squadra di Budapest, subito allertato al fronte per gli accessi venti di guerra in Europa, esattamente in Italia dove viene catturato durante la Battaglia di Isonzo. Qui comincia ad imparare la lingua italiana, questo gli servirà molto per gli anni a venire. Finita la Guerra fa ritorno a casa propria dove lo attende la Squadra del Budapest e successivamente la Nazionale Ungherese dove timbra ben 6 presenze tra cui l’amichevole giocata contro l’Italia ad inizio anni 20. Da qui a poco passa di Squadra, ed ad accoglierlo sarà l’Internazionale di Milano. La Sua carriera si interrompe per un infortunio grave all’età di 30 anni, anche questo sarà la sua grande fortuna (apprendista e vice CT azzurro, tre Scudetti con Internazionale e Bologna). Diventa papà di due bambini, pagheranno anche loro nella l’immane tragedia della Shoah. A. Weisz guru del Calcio Italiano, ammirato in tutto l’ambiente sportivo, ma tutto ciò nulla è servito, quando nel 1938 Benito Mussolini approva le Leggi Razziali (Regio Decreto 1381, gli “Stranieri” hanno 6 mesi di tempo per lasciare l’Italia). Tutto crolla come un castello di carta, l’idolatria dei colleghi e dei giocatori, la Scuola per i figli che non posso più frequentare, unica colpa di essere “Ebreo”. Prima Parigi in Francia, poi in Olanda a Dordrecht a sperare di sopravvivere di continuare ad allenare. La Germania Nazista avanza e occupa anche l’Olanda, quindi terreno vietato all’Ebreo A. W. allontanato dalla Società Sportiva. Corre l’anno 1942 l’intera Famiglia Weisz viene arrestata e trasferita nel “Campo” di Westerbork, dopo soli due mesi l’ultimo “Viaggio” verso la morte di Auschwitz, separato per sempre dalla Sua Famiglia e dalla “Corona di Leggenda Sportiva”.

#lezionidisogni

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Autore: lezionidisogni

Sport Cultura e Storia

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