La Tedesca DDR: Pane, Politica e Sport

Negli anni ’70 gli Atleti Tedeschi Occidentali non comunicando con i colleghi dell’ Est, non potevano sapere nulla della conduzione della vita, dei metodi di allenamenti che seguivano giorno dopo giorno; separazione di un Muro, da una dottrina Marxista, vero spartiacque invalicabile tra un Mondo normale e l’altro grigio difeso dal Patto di Varsavia, da un regime comandato da Mosca. Una realtà quella dell’Est talmente lontana e non considerata che la Gioventù dell’Ovest non riteneva utile spenderci un pensiero, tranne nel periodo dei Giochi Olimpici, quando il fratello “Ivan” vinceva in modo sistematico tutte o quasi le Medaglie ed onorificenze in palio. Una crescita esponenziale delle Discipline di squadra, Atleti pronti e preparati sia in Pista che in Piscina, come alla guida del Bob, oppure in Staffette o Salti e Lanci. La DDR vinceva sempre in ogni competizione contro una Germania Federale priva di orgoglio sportivo e fame di vittorie, diventando la terza potenza Sportiva dietro le grande Urss e Stati Uniti. Giochi di Monaco primi anni ’70 ben 20 titoli vinti esattamente il doppio delle Olimpiadi di Montreal e 47 medaglie riconosciute a quelli di Mosca negli anni’80, fino ad arrivare a quelle di Seul che segna il capolino della Germania dell’Est, subito dopo unificata nel 1992 con 33 ori nel medagliere. La galassia tedesca sportiva si definisce amante dello Sport popolare, modelli sociali vincenti, esasperati ricercatori verso il male dello Sport, quale prendeva il nome di Doping, spie intransigenti nella visione e controllo di determinate Discipline Sportive, al servizio delle Agenzie di Vigilanza Segrete. Resta l’ultimo passo politico da adempiere con la stesura, approvazione della Costituzione della Repubblica Democratica Tedesca, la quale dichiarava al Mondo intero il Diritto dei Cittadini di essere educati alla Cultura Fisica, sia ad un livello agonistico, che popolare. Si percorreva un certo pensiero sovietico degli anni ‘60, in aggiunta un modello tanto raffinato da saper coinvolgere i Giovani di tutte le età in manifestazioni sportive studentesche. Il ruolo della Scuola era fondamentale, in quanto gli Istituti di ogni ordine di grado ad dover organizzare gli Eventi e collaborare attivamente con le Industrie, le quale provvedevano a fornire il materiale completo necessario per affrontare le Attività agonistiche sportive, senza dimenticare lo sviluppo dello Sport nel settore Femminile. La linea guida per lo Sport era tracciata con la base data dalla Confederazione Sportiva Ginnico Tedesca della DDR nata a metà degli anni ’50, simile come organico e struttura al CONI Comitato Organizzativo Nazionale Italiano. Un robusto traino storico che i giovani Atleti dovevano saper apprezzare e condividere con unità principi e valori, soprattutto con il ritorno di immagine che solo i Giochi Olimpici potevano fornire alla Nazione; il gonfiore del petto alla premiazione da parte degli Atleti Tedeschi era il vero Testimonial al Valore Sportivo. Mentre il capitalismo della Germania dell’Ovest cominciava la lente discesa, ecco arrivare in soccorso il famoso fratello “Ivan” con i traguardi di onorificenza sportivi raggiunti di cui andare fieri, ed incentivare nella prosecuzione delle Dottrine scelte. Una di erano i matrimoni tra i Super Atleti per dar continuazione genetica allo Sport, nuovi Dirigenti Ambasciatori per esportare nel Mondo il Modello Vincente e trovare nuovi Talenti da poter affiliare ed esportare. Con il benestare e l’ausilio del Potere Politico e Sportivo, sono nate sotto ad un buona stella, Campioni e Campionesse di ogni Disciplina Sportiva, divinità sportive dell’Atletica leggera, pattinatrici, velocisti. Purtroppo dopo una lunga scia di vittorie e benessere economico le organizzate Polisportive cominciavano ad arrendersi al taglio delle sovvenzioni Statali; tanti Atleti sceglievano la fuga verso Ovest a caccia di retribuzione economica. L’avventura social sportiva della RDT durata appena 40 anni o poco più era tristemente arrivata ai  titoli di coda, con un presente temporale oscurato dalla mancanza di fondi necessari alla contribuzione dello Sport, alla seria paura del futuro. Un’esperienza da considerarsi per il Popolo Tedesco priva di rammarico in quanto vissuta con intensità vera e onesta, con un forte orgoglio e spirito Nazionale davanti all’imminente resa.

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Entità Nazionalsocialista Sportiva

Ogni Atleta poteva partecipare ai Giochi Olimpici, senza distinzione di Nazione e razza, a questa regola di base, Hitler accettava di fare partecipare alle sue Olimpiadi anche professionisti sportivi di nazionalità Ebraica ed Africana, ovviamente senza esclusioni di colpi bassi per dimostrare la superiorità della razza ariana a confronto di tutte le altre nelle Gare ufficiali. La manifestazione sportiva sorprendentemente risultava alla fine dei Giochi avvincente e molto bene organizzata; facevano incesto di medaglie sia i tedeschi ai danni degli Americani, sia gli Italiani contro Francesi e Giapponesi ed Inglesi. Storicamente questa vittoria indicava il Potere Dittatoriali a discapito della Democrazia. Unico neo alle grandi affermazioni di vittoria del Fuhrer, erano le vincite di ben quattro medaglie d’oro nelle gare dei 100 e 200 metri, non che nella staffetta di 4×400 tutte gareggiate nello stesso giorno, davanti a tutto il Potere dello SMT, di un’atleta Americano di nome Jesse Owens per di più di colore, omaggiato da tutto il pubblico presente. Con queste Olimpiadi si concludeva un ciclo di Sport Sociale Popolare con funzione di aggregazione di massa, in quanto ogni Nazione aveva la propria manifestazione sportiva con relative Discipline specifiche atte all’integrazione e l’educazione sociale del proprio Popolo in una Società evoluta alla Pace, in modo che nessuna Guerra poteva intaccarne il significato. Il ritorno di immagine era molto elevato, sia Mussolini che Hitler lo avevano capito molto bene, ma non solo loro coglievano il frutto dello Sport Mondiale del dopoguerra, l’URSS come nuova potenza si prestava ad elevarsi in modo rapido e deciso. Decisa dalle parti negli anni ’50 la Guerra fredda si combatteva anche sui campi da gioco, specie le squadre della NATO che non accettavano le sconfitte di buon grado. Il confronto USA e URSS fino alla fine degli anni ’80 teneva banco e proprio nei Giochi Olimpici che c’era il maggior interesse grazie ai molti episodi succeduti dagli albori degli anni ’50, tra boicottaggi e finali di gare al limite della regolarità. La Russia era un grande incubatore di Atleti talentuosi, la loro linea guida era proprio la ricerca di fisicità e agonismo pratico dei partecipanti, il valore dello Sport inteso come alleanza e fratellanza tra popoli era veramente marginale, anche la considerazione era pressoché nulla o quasi da parte delle Autorità Amministrative russe. Subito dopo il conflitto la Russia entrava in punta di piedi a far parte del CIO, riuscendo a partecipare per la prima volta nella loro storia ai Giochi Olimpici, ancora con scarsissimi risultati; ma con dedizione e pratica innata nel DNA Sovietico a Melbourne a fine anni ’50, contro tutti i pronostici l’URSS piazzava il proprio Palmares di medaglie. Da questa manifestazione in poi il Mondo sportivo si doveva scontrare con una nuova superpotenza sportiva volta alla formazione interna territoriale di super atleti pronti a gareggiare e vincere i Giochi Olimpiaci. Del resto lo Sport Occidentale era molto improntato a schedari tecnici per incontrare fin da tenera età fisici adatti e conformi alle pratiche sportive, i più dotati di aerobica e di fisico sano e asciutto, venivano trasferiti in appositi centri di Educazione Sportiva e Disciplinare, nel caso della Germania, nella DDR Deutsche Hochschule fur Korperkultur Istituto per la Cultura e Conoscenza del Corpo situata a Lipsia. Scienza e Sport davano risultati eccellenti alla causa, con la nascita di nuove tecniche e strumentazioni per gli esercizi fisici di allenamento. Altra accoppiata vincente nel caso dei Sovietici era da accomunare lo Sport con la Politica Estera, includendo lezioni teoriche e pratiche di feste sportive popolari impartite sia dal Nazismo di Hitler, sia dal Fascismo di Mussolini.

I Giochi Olimpici in Francia Epoca ‘900

Alla fine dell’ Epoca ‘800 il Barone Coubertin fondatore del CIO, in occasione dello svolgimento del Congresso Olimpico nell’Anfiteatro dell’Università della Sorbona, proponeva alla platea Nobiliare e Politica i Giochi Olimpici, con Sede organizzativa a Parigi. La partecipazione era delle grandi occasioni con più di mille Atleti provenienti da ogni Nazione, Edizione dei Giochi esclusiva in quanto potevano partecipare per la prima volta della storia le Donne. Le Discipline erano divise per capacità dei partecipanti, solo nella Scherma i Professionisti potevano gareggiare, inoltre come premio alla vittoria non venivano consegnate sul podio le Medaglie, ma bensì coppe o onorificenze di vario tipo. Altre Attività Sportive venivano svolte in anteprima assoluta come la corsa a salti nella Disciplina Equestre, Nuoto ad ostacoli ed il Cricket. I membri organizzativi dei Giochi erano ovviamente a carattere Internazionale, con l’avvallo di personaggi illustri del tempo; delegati dei Club Sportivi più importanti delle Potenze Mondiali, non da meno i vari soggetti Reali quali Re, Principi d’ Europa. Oltre ai Giochi Olimpici si teneva in contemporanea l’Esposizione Universale con le Pitture e Progetti architettonici parigini, uno fra tutti la Metropolitana di Parigi e la realizzazione di strade con gallerie sotterranee. Il Congresso di apertura ai Giochi Olimpici introduceva nell’Organizzazione Sportiva il Comitato Olimpico Internazionale con a capo un Presidente ed relativi membri associati, parte Governativa dei Giochi e massimo Organismo riconosciuto a livello Mondiale Sportivo; la contemporaneità delle due manifestazioni dava il contributo necessario allo sviluppo della sensibilizzazione del pubblico e delle parti Politiche del Potere di Francia. Da considerare la prima Edizione delle Olimpiadi ricordata come la rassegna con un basso profilo tecnico dei partecipanti, ma in contrapposizione alle ispirazioni ginniche degli Atleti, la parte organizzativa riscontrava il merito di aver saputo divulgare grande entusiasmo tra gli spettatori della Grecia ed al suo Re, soprattutto mantenere la manifestazione ad Atene, al contrario del pensiero del Barone che sosteneva la tesi di cambiare ad ogni Olimpiade la Città ospitante. Sempre nell’Epoca del fine ‘800, nasceva il più grande Comitato dei Giochi di Francia USFSA, con l’onore di organizzare eventi sportivi durante le edizioni della Fiera Mondiale, al posto del Comitato Organizzatore ormai ridotto alla divisione dei membri dimissionari. La CIO in contemporanea cedeva le pratiche delle Attività Sportive alle Commissioni dell’ Expo agli inizi degli anni del primo ‘900, nel quale venivano classificate per ogni Comitato una singola Disciplina Sportiva annesso a calendari specifica per data e orari. Tuttavia questo cambiamento organizzativo non era stato ben voluto dagli Atleti, esprimendo un rifiuto alla trattativa con il Comitato di competenza; quest’ultima contestazione alimentata dalla poca considerazione del Governo Francese spinto a finanziare quasi del tutto l’Esposizione Universale, rigettando ogni singolo progetto di Sport come un modello educativo da adottare e sviluppare nella Società, come del resto facevano gli Inglesi. Per rendersi conto della situazione sociale poco incline alle Discipline Sportive, il termine Olimpico era sostituito da il Concorso Internazionale di Esercizi Ginnici e dello Sport dato da Eventi Sportivi Universali. Le Discipline detentrici di Titoli si elencavano nelle classifiche di Atletica leggera con Atleti Americani e Salto con l’asta, nella Sciabola, Equitazione ed il Ciclismo, quest’ultima Attività non riconosciuta ancora dal CIO, primeggiavano gli Italiani indicati dal CONI come campioni Olimpici. La prima Donna vincitrice del Titolo Olimpico era di Nazionalità Inglese, mentre nelle pratiche marinare i Francesi facevano da padroni.

Evoluzione geografica dei Giochi Olimpici

I Conservatori dello Sport dovevano arrendersi agli inizi del ‘900 alla forte spinta dei quotidiani, dei mezzi di comune di massa, dall’evoluzione socio sportiva che l’Europa doveva affrontare negli anni a venire. Con la nascita dei Giochi Olimpici Moderni, lo sviluppo delle Attività Sportive , grazie alla visione futuristica del Barone Coubertin, l’ideologia dell’antica Grecia molto forte nei paesi europei, veniva contagiata da un nuovo modello ,un nuovo entusiasmo volto alla creazione di nuove Autorità organizzative. Il desiderio era dar vita ad una grande manifestazione sportiva a Parigi, durante la riunione dei Poteri Dirigenziali, la scelta ricadeva su Atene pronta ad ospitare la prima Edizione dei Giochi Olimpici, così ad un’unanimità approvano la candidatura. Ultima testimonianza di scelta organizzativa Dirigenziale in quanto le prossime candidature facevano capolino ad un Colosso Mondiale quale la Coca Cola; la scelta della Disciplina regina dei Giochi era senza dubbio l’Atletica Leggera, con fissate linee guide partecipative, vincite di gare senza onorificenza dorate come medaglie o simboli paritari, in quanto lo Sport non doveva in nessun modo dare atto ai partecipanti e spettatori di fini di lucro. In questo caso di organizzazione moderna il Barone dava saggia esperienza di avere idee originarie per dirigere una manifestazione simile in tutto a quella Greca. Seguite dalle Olimpiadi svolte a Londra passate alla storia per la totale giuria composta da britannici, in se le Olimpiadi passano in secondo piano, in quanto le organizzazioni anglo francesi tradizionalmente nemiche, ma uniti in campo sportivi per combattere la minaccia tedesca; sostituendo il Fair Play noto nello Sport ad un poco sano Patriottismo, complice le numerose gare ufficiali olimpiche tra nobili inglesi contro americani che erano di estrazione Irlandese. In Italia si ricorda il celebre aiuto ad un Atleta italiano Pietri a tagliare il traguardo nella Maratona per evitare l’arrivo e la vincita dell’americano che giungeva di gran carriera. Grande risalto davano alla Stampa questi eventi pasticcioni ed irreverenti verso lo Sport Olimpico, mentre nel Nord Europa nei campi di Gioco di Stoccolma tutto diventava come nuovo e sano, in quanto l’organizzazione fu impeccabile e di alto livello tecnico. Passando per i tempi di Guerra, negli anni ’30 a Los Angeles si tenevano i Giochi Olimpici più felici della Storia superando tutti i limiti di ambizione organizzativa, con la realizzazione di un grande villaggio olimpico che diventava da qui a poco obbligatorio in tutte le Sedi dei Giochi ospitanti, con cerimonia inaugurale e liberazione di bianche colombe proprio come accadeva nell’antica Grecia. Nasceva la famosa ed ambita Fiamma Olimpica scettro dei Giochi, nuove strutture impiantistiche nel segno della modernità e dell’efficienza. I risultati sportivi seguivano le evoluzioni della manifestazioni, con ottimi risultati agonistici in tutte le Discipline, con susseguirsi di Record Mondiali soprattutto nell’Atletica Leggera e lancio del peso. Atleti americani, giapponesi avevano la scena tutta per loro sia a livello di prestazione sportiva sia a modi di gentilezza comportamentale e lealtà. Arriviamo alle famose Olimpiadi di Berlino note per essere state le prime ad essere interamente finanziate dallo Stato Nazionale con il fine di divulgare il senso politico interno tedesco. Hitler succedeva dopo l’assegnazione dei Giochi, grande sforzo dei Potere Diplomatico tedesco per dare prova del cambiamento nazionale dai tempi della Guerra essendo stata esclusa nelle gare ufficiale dell’Evento nel ’24 e nel ’28. In contrapposizione all’idea di scuse al Mondo, i Giochi diventavano senza onore alla Civiltà Mondiale propaganda al Nazismo del Fuhrer. Spinto a comprendere dell’importanza dello Sport da Mussolini, lo stesso Hitler cercava in ogni modo di non fare cambiare Sede ai Giochi, anzi incentivava nuove forze fisiche nelle Attività Sportive e versava ingenti somme di denaro per organizzare al meglio gli stessi. Ovviamente gli Stati Uniti d’America non essendo d’accordo con la dittatura nazionalsocialista, organizzava una propria Olimpiade per contrastare la scalata tedesca, a Barcellona in Spagna, mai svolta in quanto la Guerra Civile ormai era iniziata.

L’Imprenditoria Sportiva Americana

Nel Secolo XIX nasceva in Inghilterra lo Sport Moderno, dall’altra parte del Mondo esattamente in America tale fenomeno esplode a livello di popolarità tramite la diffusione, la divulgazione dei mezzi di comunicazione di massa, e la stessa Comunità affascinata dalle Discipline Sportive pronte ad essere praticate e sviluppate fino ai giorni nostri. Sport ed Emigranti un connubio solido di fratellanza di compagnia tra l’Atleta o la persona comune e la Pratica Sportiva, ricreando in un luogo diverso dal proprio le stesse abitudini, con un radicamento continuo e sociale. Il popolo americano trasformava con facilità d’uso lo Sport inglese, modellandolo a proprio piacimento, la svolta storica risaliva agli inizi del ‘900 con le Olimpiadi di Los Angeles, mostrando al Mondo di cosa erano capaci di trasformare lo Sport in uno Spettacolo unico capace di ammaliare con le proprie Attività Sportive, svolte dai grandi Campioni, migliaia di persone appassionate. Già dalla metà dell’800 lo Sport si era imposto negli USA come unico e principale svago sia per i giovani sia per la famiglia, grazie ad una forza di propaganda esercitata dalle Società e dal giro poco prudente di scommesse che ruotava nel mondo sportivo. In particolare le Attività inglesi tipo il Pugilato, le corse dei cavalli e lo Sport cardine americano il Baseball. Quest’ultimo nasceva a metà del ‘800 in New England, con seguito di esibizioni nelle grandi città, con un pubblico sempre più coinvolto, favorito da un ottimo servizio per gli spostamenti dato dalle ferrovie tecnologicamente avanzate rispetto al resto del Mondo, associato alla produzione industriale. Eventi extra Regionali e Statali per rendere l’America unita dopo la Guerra Civile del fine ‘800, nello stesso tempo capendo il vero potenziale di immagine dato dallo Sport. Subito dopo la metà del ‘900 nascevano le Leghe Professionistiche con direzioni e presidenze rigorosamente imprenditoriali facendo un vero modello per lo Sport in generale. Immaginiamo di stendere un filo telefonico a tutte le Sedi di rappresentanza sportiva e far passare il segnale telefonico allo scopo di inviare simultaneamente dati e messaggi attraverso lo stesso cavo, il quale permette di installare in ogni luogo destinato un ricevitore che consente di tener aggiornato ogni risultato sportivo; da qui alimentare la scommessa sulla Disciplina Sportiva di interesse, muovendo quantità di denaro. Proprio da questo sistema che Sir. Sullivan ex Campione del Mondo di Boxe si guadagnava la stima delle Classi Sociali più importanti e popolari dell’imprenditoria. A seguito dell’enorme guadagno riscontrato con l’apprezzamento della massa popolare le industrie, cominciavano a sfornare abbigliamento per lo Sport, prodotti pensati per le funzioni sportive tipo le classiche palline da Golf adatte a campi sempre più estesi, fino ad arrivare all’evoluzioni di nuove e funzionali biciclette da corsa. Esempio di formazione imprenditoriale vincente veniva data dal Sir. Spalding Presidente ed Allenatore della squadra di Boston, con la fabbricazione per ogni Disciplina Sportiva di palle da gioco, specie quelle del Baseball. Oltre il settore industriale la vera forza dello Sport americano erano i Vivai intesi come Università, veri centri specializzati al reclutamento dei Giovani, infatti rispetto l’Europa i Centri di Studio erano di lunga superiori come numero negli Stati Americani. Un tipico esempio viene riportato agli inizi del ‘900 ad Harvard dove lo Stadio poteva contenere la bellezza di quasi 60000 persone, con adiacente la relativa Università frequentata da quasi 5000 studenti. Numeri da capogiro considerando il numero di Istituti riconosciuti in America; da questo fenomeno sportivo esploso in tutto il Continente, i giornali non potevano che dedicare in ogni copia giornaliera di stampa una pagina intera alla Sport.

L’Italia che fa Sport, lo Sport che fa una Nazione

Un titolo, un motivo di polemica, di toni accesi, ma tutto ciò non accadeva alla Conferenza Nazionale organizzata dal CSI a Roma nei primi anni del 2000. Relatori, Presidenza del Comitato, delegati del CONI, del CEI, Assessori Regionali dello Sport, Rettori Universitari, in un’atmosfera riservata e tranquilla discutevano sulla Crisi Nazionale del Sistema Sportivo con la necessità obbligata di una promozione continua delle Attività Sportive Sociali da parte dell’Ordinamento Legislativo Sportivo. La base da cui partire era il riconoscimento della formazione allo Sport, le Società Sportive ed il Volontariato Sportivo, dettati dal CONI come esponente dell’Associazionismo Sportivo in collaborazione con gli Enti di promozione sportiva e sociale. Una proposta di Legge per l’attivazione delle ASD Associazioni Dilettantistiche Sportive e la divulgazione delle Discipline Sportive alla Comunità; ognuna con le proprie caratteristiche, ognuna responsabile del proprio operato sportivo e sociale. Un nuovo modello a difesa dello Sport centrato su un unico Comitato quale il CONI, senza usufruire nessun Ministero Parlamentare ad aiuto alla pratica sportiva. Coordinatore degli Assessori allo Sport il Sig.re Gianni Rivera ribadiva a gran voce che le Regioni dovevano rivendicare un ruolo primario ed autonomo alle Istituzioni per la tutela dello Sport e del proprio territorio ospitante, indipendentemente dal CONI e dallo Stato. Gli anni a seguire si organizzava la più grande Maratona della Pace con tratta Roma Lourdes un evento con un richiamo internazionale grazie alla direzione organizzativa del CSI e l’Ordine Militare Italiano. Fiaccola accesa una volta arrivati alla Basilica di San Bernadette a Lourdes, dove ad attendere l’arrivo degli Atleti c’era il Contingente Pellegrinaggio Militare Italiano. Con ammirevole stupore alla Maratona si univano anche Atleti Disabili, dando testimonianza dell’Anno della Disabilità, percorrendo insieme agli altri partecipanti più di 1000 km in 12 tappe. Associazioni laiche e religiose ad ogni sosta giornaliera di tappa organizzavano incontri a carattere assembleare con i Dirigenti e gli Atleti, ricordando la motivazione di base della manifestazione con canti e preghiere volte alla Pace nel Mondo. Lo Sport inteso come amore e speranza per un unione sociale e sportiva, la medaglia del vincitore doveva essere solo un mezzo identificativo alla salvaguardia del sentimento e sacrificio della Disciplina Sportiva e della Famiglia in particolare. La fiaccola portata per chilometri in giro per l’Italia e la Francia simboleggiava la Pace tra gli Uomini.

Le celebrazioni per il ventennio del Centro Sportivo Italiano

Al Congresso Nazionale dedicato ai primi venti anni di sport per una Società nuova, la Presidenza del CSI veniva onorata per la rifondazione del Comitato a Roma a metà degli anni ’60 nella Sede dell’Auditorium Pio XII della Conciliazione alla presenza delle decorate Autorità della Chiesa, Civili, Sportivi e Ministeri di Stato. Personalità cardine della Società e del Potere politico presenziavano alla cerimonia, esponendo medaglie e valori alle loro storiche partecipazioni sportive; il Governo in carica rappresentato da un giovane Onorevole di nome Andreotti portava elogi al Comitato Sportivo Italiano a nome del Presidente del Consiglio per l’azione svolta allo sviluppo sociale e sportivo giovanile. Con stessa modalità cerimoniale, a metà degli anni ’70 si festeggiava l’Anniversario della nascita sia del CSI sia della FARI, in concomitanza con l’Anno Santo, ritendo opportuno festeggiare in ugual misura entrambi gli avvenimenti, per dare modo al Popolo di ricordare ed arricchire il proprio baglio Culturale e Sportivo con una processione di stampo congressuale, legata ad una riflessione storica, alla stessa partecipazione, qualificando il servizio di vita personale. Il culmine di festeggiamenti si realizzava nel Symposium dell’Esperienza di uno Sport di ieri, in una Società nuova, con discorsi fiume, apprezzamenti al Presidente del Comitato da parte del mondo Cristiano, Sportivo e Politico, con la celebrazione finale dell’Anno Santo con relativo pellegrinaggio alla Basilica di San Pietro. Partecipanti comuni provenienti da ogni parte d’Italia giungevano a Roma con ogni mezzo per ammirare sia l’Evento sportivo sia quello religioso e non da meno stare ad ascoltare gli interventi dal vivo degli Atleti Eroi e Dirigenti del CONI e Federazioni Nazionali sul Palco di Rappresentanza. A conclusione delle celebrazioni il Papa con cordialità interveniva personalmente con i saluti finali con tutto l’Entourage del CSI. Ricordiamo anche la preparazione al Giubileo degli Sportivi nell’inizio 2000 con la premessa della Maratona organizzata dal Comitato Sportivo con partenza da Gerusalemme ed arrivo a Roma in 20 tappe, dedicato all’itinerario dell’ Apostolo Paolo nella missione di evangelizzazione intitolata Correre sulle orme di San Paolo. Partecipanti di ogni parte del mondo, di ogni razza prendevano parte a questa lunga Maratona portando con se una simbolica fiaccola di pace accesa dal luogo di partenza, fino alla consegna di Roma ai migliaia giovani in attesa del loro arrivo nella notte del 31 Dicembre a Piazza San Pietro.