Ad ognuno il suo Sport

Nell’immediato dopoguerra l’innovazione dello Sport praticabile a tutte le fasce di età, portava un legame tra il CSI ed il CONI con le Federazioni Tecniche Sportive Nazionali per elaborare a tavolino manifestazioni sportive, ed organizzarle a titolo di Campionati Scolastici, oppure come Campionati Sportivi del Lavoratore fidelizzati dall’ENAL e dalla CGIL. Seguiti subito dai Campionati Campanili Alpini, quelli Marini diffondendo a macchia d’olio in tutti i Comuni d’Italia le Discipline sportive invernali e natatorie. Si organizzano seguendo la linea guida tracciata dai Comitati Sportivi in tutti i territori ogni tipo di gare sportive sempre con costante intensità e crescita individuale sportiva. Ogni luogo era idoneo alle Discipline compresi i cortili parrocchiali, strade, stadi da restaurare, piazze; bambini, ragazzi sempre pronti ad affrontare lo Sport come elemento educativo, attivo nella vita di ogni persona. Pallacanestro, Pallavolo, Calcio, Pattinaggio, Rugby, Nuoto, Atletica, ad ognuno la sua pratica sportiva, costituente di un vero Arcobaleno dello Sport. La Scuola e lo Sport un connubio alla base di ogni tipo di educazione personale, il quotidiano Stadium dopo anni di silenzio causa l’Epoca Fascista e la Guerra, evidenziava a grandi lettere l’importanza dello Sport Scolastico come vera rinascita della vita sociale e sportiva della Nazione. Il vero incubatore di soggetti adatti alla pratica sportiva come scritto nell’atto costituente del CSI, negli Istituti Scolastici e Collegi parrocchiali. Ormai affermata a metà Secolo XX la Disciplina Sportiva, praticata nei più ben alti salotti del potere, entrava di diritto nella Società Comune, coinvolgendo totalmente le attività ricreative famigliari ed appunto quelle scolastiche, con l’insegnamento della materia Educazione Fisica, fonte ereditiera del periodo Fascista. I primi Campionati Studenteschi nell’ Italia Centro Meridionale, in quanto quella Settentrionale doveva ancora essere liberata, con il primo Trofeo CONI con nuove strutture ed attrezzature ginniche pronte per l’uso da parte degli Atleti delle varie categorie e discipline sportive. Se ne faceva promotore il Ministro dell’Istruzione impartendo le varie disposizioni di organizzazione ai Provveditorati agli Studi, differenziando le classi di età degli studenti partecipanti. La manifestazione con passare del tempo si amplia sia a carattere di soggetti attivi, sia di nuove pratiche sportive, passando da livello Provinciale ad livello Nazionale, nel ventennio prossimo cambiava il nome dei Campionati in denominazione di Criterium Studenteschi, una macchina organizzativa perfetta a livello di gestione che di programma, grazie all’esperienza su campo del CSI Polisportivo. A tutti gli effetti lo Sport incontra la piazza, la vita comune di ogni cittadino, il luogo sportivo identificato in Stadio, elemento di aggregazione popolare. Lo Sport per Tutti lo spot per eccellenza, significato di espressione collettiva, di unità tra persone, festa popolare volta alla pratica del benessere fisico e morale con appuntamenti culturali e seminari di studio.

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Il Centro Sportivo Italiano

CSI fondato su una struttura a base volontaria, volto a promuovere l’educazione sportiva come crescita culturale e sociale, ispirata alla Religione Cristiana dell’Uomo, della Storia Contemporanea e del proprio Territorio di interesse. L’associazione Polisportiva più antica d’Italia, con una qualifica specifica relativa alla Cultura Sociale specie all’evoluzione dell’aggregazione di massa popolare. I giovani costituivano il primo punto di riferimento per lo sviluppo dello Sport ad ogni fascia di età. Strumento educativo e di prevenzione di patologie sociali quali la solitudine, timori esistenziali se non che devianze di ragazzi poco inclini ad avere atteggiamenti costruttivi alla vita. Anno di nascita della Fondazione della Gioventù di Azione Cattolica risale alla metà degli anni ’40, con l’obbiettivo di dare continuità nel tempo di Attività Sportive con organigramma seri e precisi da affidare ad educatori sociali, allenatori, dirigenti con una consapevole sensibilità del proprio fare ed al rispetto del mandato; di riuscire ad abbandonare vizi capitali per la promozione e la condivisione di un’onesta coscienza propria. Proprio per questo che il programma delle Attività Sportive erano articolate in modo che ogni bisogno dell’atleta veniva soddisfatto permettendo di valorizzare al massimo i sforzi fisici ed i sacrifici attribuiti dallo stesso. L’ideologia di trasformazione consolidata della Disciplina Sportiva da Élite a fenomeno di Massa da parte della Dirigenza del CSI, risaliva ai tempi del primo ‘900 proprio della creazione della FASCI Federazioni delle Associazioni Sportive Cattoliche Italiana sciolta alla fine degli anni ’20 dal Regime Fascista. Lo Sport inteso come Religione a ragione della pratica sportiva che incontri l’esigenza motoria dell’Uomo. Il personale dirigente della Fondazione era altamente specializzato ad intraprendere e formare gli Organi interni atti allo sviluppo dello Sport, dando vita al Centro Sportivo Italiano con apertura apostolica verso la Gioventù e non solo alle Federazioni Cattoliche, veniva approvato lo Statuto del CSI come Regolamento totalitario con il fine dello sviluppo delle Attività Sportive agonistiche e non solo, alimentando con esse lo spirito cristiano come salvaguardia alla morale psicosociale dell’individuo. Si afferma a poco tempo dopo una nuova Italia Democratica con diritti e doveri volti al benessere sociale; nuove Associazioni, nuove affiliazioni per condividere le Pratiche Sportive libere da contrassegni, da stemmi, da ideologie di superiorità agonistica. Impianti sportivi da ricostruire, da restaurare dai segni di Guerra, l’aiuto del CSI era un dovere verso il Popolo verso la Chiesa, la quale basava il principio di impartire un insegnamento delle regole cristiane in Uffici Diocesani associati alle Associazioni Sportive Italiane ed Istituti Religiosi. Dal canto suo il Papa XII ne fissava obbiettivi alle Organizzazioni strategiche cattoliche dello Sport con basi di educazione sociale, famigliare, morale; essendo una figura inserita nel contesto profondo della vita della massa popolare di strada. Il mezzo di comunicazione sportivo usato con maestria cogliendo il senso pratico e di potere reale creando privilegi di instaurazione nella Società Cristiana e del suo Pontificato. Ne era esempio in ogni suo discorso, in ogni suo ricevimento ufficiale, l’attenzione data alla Disciplina Sportiva come il Ciclismo con il Giro d’Italia, menzionando le epiche sfide di Bartali membro del Movimento sportivo cattolico, davanti alla Dirigenza delle Azioni Cattoliche in piazza San Pietro.

Storia delle Paralimpiadi

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, i veterani e superstiti rimasti colpiti fisicamente dallo scontro bellico, arrivano alla ribalta con la spinta vera e propria dello Sport a Rotelle. Persone Handicap rimaste trascurate dalla Medicine non essendo del tutto evoluta per assistere il malato a dovute cure. Unica fonte di riabilitazione era lo Sport competitivo, infatti a metà del ‘900 con l’apertura delle Olimpiadi di Londra, si dava il benestare ai primi Giochi Paralimpici  sia maschili che femminili. Un successo inaspettato, da diventare Evento Sportivo con Disabilità internazionale e Mondiale pari a quello Olimpico. Una pietra miliare nel panorama sportivo, un mutamento strutturale che portava la conferma dell’affiancamento degli atleti sani a quelli con disabilità. Citiamo il fondatore del Movimento Disabile Sportivo Ludwig Guttman, mentre in Italia il ruolo era coperto da Antonio Maglio Dottore in Medicina e Chirurgia per i pazienti ed atleti neurolesi; viene fondata negli anni ’70 L’Associazione Nazionale per lo Sport dei Paraplegici Italiani ANSPI ente che disciplinava e promuoveva lo Sport per le persone disabili. Anticipatamente negli anni ’60 i Giochi di Roma, città Olimpica, erano considerati come organizzatori pionieri delle Attività Sportive Paralimpiche, assumendo un significato speciale in quanto svolti lontano dalla terra madre Stoke Mandeville, inoltre gli atleti avevano l’opportunità di condividere le stesse Strutture e Impianti sportivi degli Atleti Olimpici; da questo momento le Paralimpiadi hanno le stesse cadenze temporali delle manifestazioni sportive Olimpiche. Solo ai fini degli anni ’80 si ha la coincidenza dello luogo ospitante, l’Italia si distingue ai Giochi vincendo molte medaglie d’ora piazzandosi al primo posto come Nazione con più medaglie. Atleti disabili trattati come persone normali, aiutati solo in caso di loro richiesta. La seconda Edizione svolta a Tokyo alla metà degli anni ’60 veniva caratterizzata dall’aumento di Atleti e da Nazioni iscritte, con un aumento della concorrenza, infatti con molte critiche facevano parte integrante delle competizioni anche Atleti provenienti dall’ Africa che a causa dell’Apartheid mandavano in subbuglio i sentimenti riservisti del mondo sportivo. Poco tempo dopo alla fine degli anni ’60 in Messico rifiutava di ospitare i Giochi Paralimpici per cause di natura tecnica e territorio inospitale alla manifestazione. Delusione profonda per il Comitato organizzatore, il quale spostava sempre nello stesso periodo le Attività Sportive a Tel Aviv registrando un record olimpico di partecipanti e spettatori; solo ad allora come detto precedentemente si stipulava l’Accordo per far si che I Giochi Olimpici e Paralimpici si svolgevano in concomitanza e nello stesso luogo candidato ad ospitare la manifestazione. Faceva capolino ad ogni tipo di Disciplina il motto antico di Democrito che invocava che vincere se stessi è la prima di tutte le vittorie, inno alla manifestazione Olimpica di Atene 2004. Metropoli del calibro di NY, Los Angeles, Londra, Seul, terre ospitanti dei Giochi con disabilità, genesi delle Paralimpiadi moderne, realizzando con proprie ispirazioni la prima bandiera dell’IPC Comitato Paralimpico Internazionale riuscendo così a promuovere nel mondo la propria identità. La Disciplina di onestà sportiva tipo il Murderball per inciso il Rugby in carrozzina, viene rilevato come primo Sport del mondo atletico disabile, grazie al tipo di gioco per espressione di forza, aggressività e contatto, oltre che promuovere il vero e puro divertimento agonistico; acquisendo somiglianza nelle regole all’Hockey su ghiaccio e dallo stesso Rugby e sponsorizzazioni di milioni di Dollari. Purtroppo le controversie anche nello sano Sport del Movimento dei disabili, nascevano con uno stile ideologico e pratico del tutto non pulito, infatti nei Giochi del 2000 una Squadra Europea schierava nella Disciplina del Basket per disabilità intellettiva, atleti perfettamente idonei a svolgere attività comuni senza essere in alcun modo portatori di Handicap. Scioccante era la reazione del Comitato condannando il fatto come atto gravissimo verso lo Sport Paralimpico, come ai Giochi di Sidney molti atleti erano vittime cadute nei Test Antidoping. Proprio in Grecia, dove esattamente due mila e settecento anni passati, i Giochi Paralimpici nel 2004 entrano a far parte di diritto nella Storia dei Giochi Olimpici, trasmessi dai mezzi di comunicazione ben in 49 Paesi del Mondo, con più di un miliardi di telespettatori. Viene pubblicato nel 2007 a Pechino il primo Codice Etico dello Sport per i Disabili con la Classificazione Trasparente alle gare ufficiali, con lettura di procedure internazionali standard applicate rigorosamente dalle Federazioni Internazionali di Categoria.

Verità sociale e Realtà sportiva

Il Movimento Fascista oltre all’ideologia di agonismo e superiorità, doveva fare i conti con la realtà del Popolo, infatti il comune operaio smessi i panni del dopolavorista ginnico, correva con elevata spinta emotiva sportiva allo Stadio ad ammirare le evoluzioni motorie dei veri Atleti validi del momento storico; in particolare le manifestazioni delle Mille Miglia e del Giro d’Italia Disciplina Sportiva del Ciclismo, corsa a tappe organizzata dal Giornale Rosa la Gazzetta dello Sport riuscendo a fare arrivare con la bicicletta i partecipanti in tutte le zone della Penisola unificando sia politicamente, sia sportivamente l’Italia. Voleva essere la dimostrazione reale che la Nazione è unica senza divisioni di ideologie e sentimenti. I premi finali come da solito copione consistevano in medaglie con la rappresentazione dell’effigie del Duce come esempio di Uomo insuperabile, un vero sportivo di razza. Primo praticante allo Sport della Nazione, avendo dalla sua esperienza molti Sport praticati tipo il motociclismo, alle sue amate Discipline nuoto e scherma, la guida di potenti automobili dell’Epoca, equitazione, praticante del tennis e dello sci alpino, per concludere essendo un’abile manovratore ed esperto del mezzo meccanico acquisisce il brevetto di aviatore; un modello per la popolazione da seguire e imitare. Viene inaugurata la struttura sportiva per eccellenza denominata lo Stadio Mussolini di Torino con il fine di ospitare i Giochi Littorali, simbolo della potenza costruttiva, in appena 180 giorni dalla posa del primo mattone. La capienza era di almeno 65000 persone comprensivo dei un campo da Calcio, una pista di Atletica, pedane per il salto in lungo e in alto. Non poteva mancare la piscina olimpionica al coperto dotata di trampolini di varie altezze. Le pratiche sportive preferite nell’epoca fascista erano strumentalizzate per fini militari, ogni attività aveva il ritorno di scene di combattimento, di sviluppo di mire al nemico e elasticità fisica per avere riflessi pronti alla difesa propria in campo di guerra. Un carattere temprato alle avversità al sacrificio al sudore associato ad un progresso tecnico dello strumento ginnico e dell’arma stessa.

Università e Sport, epoca ‘900

Il GUF, Gruppi Universitari Fascisti, furono una branchia importante del PNF. Dall’inizio del ‘900 essi cominciavano ad aderire al pur circoscritto movimento del Fascio formando Squadre di azione. Negli anni ’20 nascevano ufficialmente i gruppi Universitari, quali raccoglievano consensi di programma fascista, all’interno di questa organizzazione veniva costituita un organigramma in linea alla totalizzazione dello Stato, in quanto Mussolini dedicava con molta attenzione al coinvolgimento e all’educazione della Gioventù, che doveva rappresentare la Classe Dirigente futura d’Italia. L’iscrizione al Gruppo Universitario era su base volontaria provenienti dai vari gruppi del GIL specie dall’Accademia Militare Fascista; con sezioni di laureati e diplomati, femminili, impegnati in ugual misura in attività Politico Culturali, assistenziali tramite ambulatori e mense atte a formare le nuove leve. La Disciplina Sportiva era divisa in organizzazioni sia montanare con le Settimane Alpinistiche, sia quelle Marinare. Il GUF era considerato dalla Dirigenza in carica un vero e proprio incubatore di giovani promesse di Regime. Tra i partecipanti c’era molta rivalità agonistica specie nello Sport, infatti per andare ai Littorali dovevano passare esami durissimi, sudare le sette camicie per assicurarsi un posto degno di considerazione tra i tanti camerati partecipanti. Anche vero che una volta terminata l’Epoca Fascista gli stessi aspiravano ugualmente a diventare Classe Dirigente se pur con scelte nuove compatibili con la nuova realtà; non si poteva parlare di Voltar Gabbana, ma semplicemente di prendere atto che era finita un’importante parte storica e ne era iniziata un’altra. Possiamo prendere per buono che il Duce aveva visto lontano sul percorso del Gruppo degli Universitari, indicando come Palestra di formazione Dirigenziale i futuri Missini. Spostando l’attenzione al partito Comunista, all’interno di esso molti erano gli esponenti che avevano avuto esperienza di base nei Gruppi Universitari Fascisti, di questi molti sono in vita con cariche Istituzionali. Secondo Benito Mussolini alla Gioventù non bastava avere un cervello calcolatore annessa a mente ragionevole, ma l’importanza di avere anche muscoli saldi e garretti d’acciaio, come detto i GUF potevano partecipare ai Littorali dello Sport passando sotto la lente di ingrandimento con il superamento di test faticosi sia mentali che fisici, Atleti scelti in Selezioni Provinciali. La pronuncia del Giuramento atto iniziale al combattimento per superare tutte le prove conquistando i primati e vincere per l’Italia e per il Duce; i più forti fisici si confrontavano alle Discipline Sportive nei Littorali Nazionali, con in palio il titolo di Littore d’Italia. Negli anni ’30 veniva costituita la OND Opera Nazionale Dopolavoro dove veniva praticata ogni attività sportiva a livello agonistico, portata all’eccesso a livello di usura fisica e mentale volta a formare ed educare con tendenza aggressiva l’Atleta, quest’ultima era l’idea di base ordinata da Mussolini. Conseguenza di avere a capo un’organizzazione atta al miglioramento delle condizioni del lavoro a discapito della riduzione dell’ orario, con la logica evoluzione dell’esigenza culturale sportiva della Comunità. L’Educazione Fisica era considerata come pari livello di materia di insegnamento infatti gli insegnanti delle Attività Motorie cominciavano a partecipare attivamente ai Consigli dei Professori. Un’educazione non limitata al mondo scolastico, ma doveva coinvolgere la massa anche nei momenti di libertà e svago familiare. Gli esercizi previsti erano costituiti principalmente da pratiche Corpo Libero, Lanci, Corse, con particolare attenzione all’allenamento collettivo a fini di addestramento militare. Si completava l’attività di aggregazione sportiva con manifestazioni di escursioni e campeggi per la formazione di gruppo spirituale. A questo caso i Balilla e gli Avanguardisti facevano comodo in quanto impegnati attivamente in saggi collettivi di migliaia di attivisti sportivi allo Stadio Olimpico con lo scopo di coinvolgere e d aumentare il numero di massa popolare, con una efficace e mirata propaganda, grazie ai discorsi del Duce, con gli Inni della Patria e Rivoluzione. La Pratica Sportiva intesa come una vera credenza legata da un filo comune di partecipazione popolare e attività agonistica per celebrale la Nazione Italia, pronta ad essere difesa in qualsiasi momento con la chiamata alle armi.

Tecnologia, Cultura e Sport

Lo Sport, i cittadini e il tempo libero, un perfetto terzetto che ha permesso di approfondire una specifica relazione tra Disciplina sportiva e Cultura intesa come conoscenza della pratica, approfondita nel tempo dagli stessi Atleti. In tutto questo non esiste nessun effetto o propensione alla sostituzione delle pratiche, ma contrariamente ad alti livelli di partecipazione e studi approfonditi, corrisponde un aggregazione culturale di massa delle attività sportive. Con l’evento in Società del Personal Computer, viene a formarsi un nuovo stereotipo associato a nuove forme di intrattenimento quale il videogioco. Tale l’evoluzione tecnologica e informatica viene contradetta da comportamenti molto più virtuosi e pratici per il benessere del corpo umano; infatti percentualmente quelli che praticano Sport sono in molti ad usare il PC e videogiochi, contrariamente a chi non lo usa. Situazione analoga per chi guarda gli eventi sportivi come forma compensativa tipo le persone sedentarie; le fasce di età incidono molto sui studi statistici, essendo lo Sport una parte ormai integrante della vita quotidiana. Cultura e Sport sicuramente sono un ottimo binomio per il benessere fisico ed intellettuale della persona attiva. Ovviamente di chi fa abuso, ma come in tutte le circostanze, dei mezzi di comunicazione tipo radio, tv, personal computer  viene per logica influenzato in modo negativo associato ad una visione distorta e non produttiva della disciplina sportiva. Altro elemento fondamentale che può gravare a svolgere lo Sport è la condizione socioeconomica del soggetto interessato, quest’ultima viene in un certo senso repressa dall’interesse culturale e tecnologico, mitigando le differenze sociali che possono evidenziarsi, favorendo un alzamento del livello partecipativo allo Sport. Riportiamo alla conoscenza collettiva il Manifesto della Cultura e dell’immagine dello Sport, considerato dalle recenti Istituzioni e non solo quelle in carica, come Comandamenti da applicare per preservare il Diritto umano allo Sport a tutti senza distinzione di razza e sesso, come Patrimonio Universale.

 

Fair Play come regola comportamentale

Significato di Fair play nella lingua italiana è Gioco Leale, un termine anglosassone che evidenzia l’etica comportamentale volta al Rispetto delle Regole Sportive e Social Culturale. Tendenza a svolgere Discipline Sportive in favore dello Sport e delle Regole dello stesso, detto comunemente con un inglesismo letterale Sportsmanship, sinonimo di sportività leale, rispetto  dell’avversario, forma disinteressata di qualunque formula di guadagno economico, senza deturpare la vera essenza del comportamento sportivo dell’Atleta. Nello Sport del Calcio Internazionale, essendo la prima attività sportiva riconosciuta a livello di seguito e gradimento di massa, il Fair Play diventa l’impegno fondamentale alla base del progetto assunto ufficialmente dalla FIFA, Federation International de Football Association, a scopo di promuovere universalmente l’etica del Rispetto e Lealtà e dell’amicizia a discapito della violenza e della discriminazione umana, non che della sconfitta sportiva. Dal fatto suo, lo spettacolo sportivo influenza sicuramente la Società moderna, oltre che la stessa Disciplina Sportiva, si riassume nella dominanza del fattore di estetica e forma fisica del soggetto a dispetto della sostanza dentro e fuori dai campi di gioco. Gli ambienti atti a dirigere lo Sport come possiamo notare non sono immuni a questa dimostranza di efficienza fisica, infatti molti allenamenti sono comunemente centrati sulla prestazione agonistica del professionista, il più delle volte trascurando l’aspetto psicologico e le relazioni di crescita connesse alla mente dell’atleta; vedi azioni illegali di somministrazioni di sostanze dopanti ed antisportive. Il Fair Play è la modalità giusta per imparare sia ad avere un comportamento leale e consono all’attività Sportiva, sia a valutare con le dovute certezze le partecipazioni alle manifestazioni con un assunzione di piena responsabilità verso il valore allo Sport che si pratica. L’inganno, lo sfruttamento, la corruzione e la violenza sia fisica sia quella verbale non fanno parte del mondo sportivo, anzi quest’ultimo offre la possibilità di una conoscenza interiore, dello spirito di sacrificio, la perseveranza per raggiungere obbiettivi prefissati, ottenere successi personali sotto l’aspetto fisico che emotivo, un miglioramento continuo e costante delle proprie capacità tecniche e abilità date da doti proprie, senza dimenticare il divertimento e un ottimo stato di salute per il corpo. Gli Atleti che gareggiano ad alti livelli possono rappresentare per i giovani dei modelli da prendere come esempio, punti di riferimento, quindi avendo una responsabilità irreprensibile posta al centro dell’attenzione nei loro confronti, mettendo in pratica il valore sportivo della Disciplina che praticano. A metà degli anni ’70 il Comitato Internazionale Fair Play pubblica il documento ufficiale denominato la Carta del Fair Play, ove racchiudeva i fondamentali di Rispetto e Lealtà sportiva. Un decalogo di nobili principi da attuare alla pratica sportiva e analogamente alla vita privata dell’Atleta, condiviso a pieno titolo anche in Italia a metà degli anni ’90 con la nascita del Comitato Italiano Fair Play nominando Ambasciatori dello Sport tutti gli Atleti Professionisti di ogni Disciplina Sportiva atti alla divulgazione dei Principi al rispetto delle Regole, degli avversari, delle decisioni arbitrali o giudici sportivi, spodestando con ogni forma di lotta le aggressioni violente fatti antisportivi. Anche l’aspetto religioso porta con se legami sportivi, ai giorni nostri il Pontefice sancisce che lo Sport è la strada educativa e spirituale per eccellenza, associata alla scuola ed al lavoro, costituendo i pilastri di fondamenta per la crescita fisica e mentale dei bambini, evitando le tendenze avvelenate contro l’esistenza stessa.