Dati Statistici Sportivi

Agli inizi degli anni ‘60 gli sportivi ammontavano a poco più di 1 milione e 300 mila tra Atleti maschili che femminili. Bambini e anziani erano collocati in settori tra i quali la pratica sportiva era poco diffusa; nella classifica degli sport più praticati, la Caccia e gli Sport di Tiro si collocavano al primo posto, seguiti dal Calcio ed infine da una categoria sportiva che seguiva gli sport natatori, nautici, la pesca. Gli anni ’80 mostravano una crescita di interesse notevole verso lo sport, nel ‘82 le persone praticavano con molta continuità uno o più sport, nel tempo libero, complice la vittoria in Spagna della Nazionale Italiana di Calcio conquistando la Coppa del Mondo FIFA, sull’arcigna Germania dell’Ovest con il risultato, scolpito nella mente degli italiani, di 3 reti a 0, a segno Pablito Rossi, Tardelli e Altobelli. Il nuovo Secolo XXI, evidenzia un nuovo incremento arrivando ad una cifra di circa 11 milioni di persone che praticano Sport in maniera costante, associato ad altre persone che praticano attività motorie in maniera saltuaria quali i bambini e gli anziani. A distanza di circa 40 anni lo Sport diventa parte integrante del Sociale con una crescita costante di 30 volte superiore rispetto a quelli citati degli anni ’60. Lo Sport femminile dava una determinante spinta alla diffusione delle stesse e dello Sport in genere. Ancor oggi abbiamo una sostanziale differenza tra attività maschile e quella femminile, ma fortunatamente grazie alle tipologie di allenamento unificato e paritario il divario è in costante diminuzione. Riguardo ai bambini lo Sport del Nuoto offre un carattere motorio completo atto allo sviluppo del corpo, mentre per gli anziani la cura del corpo rappresenta una costante attraverso la Ginnastica dolce e posturale, come del resto le arti orientali tipo Yoga e Thao. Non per ultimo la Disciplina per eccellenza ed aggregazione: il Ballo individuale e di gruppo. Possiamo dire con certezza che il mondo delle Pratiche Sportive nel tempo hanno subito continue evoluzioni interne, dagli anni ’60 ai giorni nostri si sono trasformate radicalmente sia nell’approccio pratico, sia come attività di insegnamento. Vedi anche la concorrenza verso gli altri Sport, portiamo l’esempio del Calcio degli anni ’60 fino agli anni ’90 che padroneggiava su tutti gli altri; oggi c’è l’affermazione di Discipline tradizionali, nate ancor prima, se non allo stesso tempo del Calcio, di cui il Nuoto oppure la Ginnastica aerobica e Fitness, passando dai Giochi da campo tipo Tennis, Golf, tanto per fare degli esempi oggettivi e reali. Stilando una nostra Graduatoria, troviamo sempre al primo posto di gradimento e per il seguito, appunto il Calcio, seguito dalla Ginnastica Libera, all’ultimo gradino del podio si collocano a pari merito gli Sport acquatici principalmente il Nuoto, quelli invernali con la Discesa Libera e lo Sci Alpino nonostante l’apprezzamento dei più giovani riferito allo Snowboard. Ovviamente altri tipologie di attività vengono praticate sempre con più costanza, in questo caso indichiamo gli Sport di Montagna di cui l’Alpinismo, l’Escursionismo, il Trekking, analoghe sono le vedute di popolarità del Rafting e Canyoning. Alzano l’asticella verso collocazioni più ambite il Ciclismo dopo essere stato in tempi precedenti lo Sport principe, la Corsa e la Mountain Bike quest’ultimi mossi da attività associate a passeggiate paesaggistiche volte alla conoscenza del territorio. Lo Sport viene inteso come pratica al raggiungimento sia del benessere fisico sia quello mentale, di svago per la famiglia, di aggregazione sociale rapportato alla Cultura e alla conoscenza dei beni nascosti del territorio e allo sviluppo della Promozione Turistica. Lo sviluppo ed il successo dello Sport passa soprattutto dalla Struttura Impiantistica, come lo Stadio, come la Palestra Scolastica, come la Piscina, oppure come il luogo di culto atto allo svolgimento di attività di raccoglimento e concertazione e quello delle arti marziali, campi verdi per il Tennis, il Golf o il Rugby. Alla fine degli anni ’50 le attività sportive venivano svolte all’aperto sia per i maschi sia per le femmine, in contrapposizione, negli anni ’80 le attività venivano traslocate in ambienti chiusi ed attrezzati in modo professionale e completo. Altre Discipline spiccavano il volo di gradimento tipo la Pallavolo, la Pallacanestro, il Calcetto; strutture Polivalenti contribuivano ad una maggiore presenza di persone e ad un numero maggiore di Attività Sportive praticate. A livello di preferenza ai giorni nostri riscuotono sempre successo le strutture adatte a praticare Sport all’aria tipo in luoghi di Parchi, Laghi, Fiumi, Mare e Montagna. Nell’Italia Meridionale le dinamiche territoriali caratterizzavano le pratiche Sportive negli anni ’60, ancor oggi permane questa differenza dal resto del territorio nonostante la diffusione delle Discipline Sportive. Il Centro Nord presentava nei primi anni ’80 una differenza sostanziale di pratica motoria a confronto con il Centro Sud, il quale aveva una media nazionale molto bassa; la Regione con più alta partecipazione alle manifestazioni era il Trentino Alto Adige con la popolazione pronta ad una o più alle Attività sia a livello di continuità sia saltuario, seguita dalla Valle d’Aosta, dal Veneto e dalla Lombardia. Con il passare del tempo fortunatamente si evidenziavano dei netti miglioranti a partire dalle Regioni dell’ Abruzzo, Sicilia, Calabria e Sardegna.

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Riconoscimenti di Stato al C.O.N.I.

L’Attività Sportiva Scolastica era considerata il mezzo trainante del Movimento Sportivo associato all’integrazione, come materia di insegnamento, dell’Educazione Fisica. Gli scopi della legge istitutiva, aspiravano all’art.24 delle Regole Olimpiche, le quali incrementavano a livello di protezione lo Sport dilettantistico incoraggiando e sviluppando l’Educazione psico fisica, non da meno la Cultura del Paese per il benessere e senso civico volto al popolo della Gioventù. Il CONI essendo un Ente di Diritto Pubblico aveva la contemporaneità sia di essere il Comitato Olimpico sia avere il riconoscimento del CIO, Organismo cui si demandava, per espressa volontà delle Federazioni sportive, le funzioni di coordinamento delle Attività Sportive, del controllo dell’intero Movimento Sportivo Agonistico. L’insieme delle Società sportive, Comitato Organizzativo Nazionale, Federazioni Sportive costituivano l’Organizzazione principale, anch’essa caratterizzata da un collegamento permanente tra i soggetti coinvolti nel Progetto. Si andava a formare gruppi associativi di appassionati delle varie discipline Sportive; quest’ultimi si collegano tra di loro allo scopo di organizzare e riunirsi in specifiche Sedi con incontri dei rispettivi Atleti. La struttura ad organigramma si presentava complessa, a livello di sempre più nascite di Società sportive affiliate alle Federazioni Nazionali, appunto anch’esse riconosciute dal CONI, quindi a risentirne era la spinta organizzativa poco efficace alla sponsorizzazione sociale volto allo Sport Agonistico. L’intoppo principale risultavano le Regole Olimpiche, le quali stabilivano che per ogni disciplina sportiva non poteva essere riconosciuta più di una Federazione Nazionale; il CONI a sua volta esaminava le domande pervenute per l’affiliazione, deliberandone o meno il riconoscimento. Ogni federazione da parte sua deve aderire alla competente Il CONI dal punto di vista dell’Ordinamento Sportivo Internazionale, si configurava all’interno del CIO come un Comitato minore incluso nello stesso. Di fatto il Comitato Olimpico Internazionale era un’organizzazione che di definiva Associazione di Diritto Internazionale con personalità Giuridica con l’obbiettivo di promuovere e diffondere lo Sport ed organizzare i Giochi Olimpici. Il CONI è stato associato agli Enti Statali, quindi qualificato come Ente Pubblico Regionale preposto alle Attività Sportive del tempo libero con funzione di sviluppo turistico nel territorio di appartenenza in cui opera. Tutto questo sembrava illegittimo ed insostenibile suscitando negli ambienti sociali e politici dubbi sulla legittimità costituzionale dell’Ente sollevando problemi di natura di riforme legislative per la complessa riqualificazione e sistemazione della materia sportiva all’interno dell’Ordinamento, infatti si attendeva già da tempo una Legge Quadro sull’associazione tra Stato e Sport. Con l’approvazione della legge 138 del ‘92 assegnavano al CONI un ruolo consono e adatto allo sviluppo della materia , riconoscendo il potere al Comitato Olimpico l’autonomia di una propria e distinta regolamentazione Organica e Normativa.

La nascita del C.O.N.I.

Il CONI nasceva come Movimento Olimpico facente capo al Comitato Olimpico Internazionale CIO, costituito da De Coubertin nel fine ’800, volto alle celebrazione delle prime Olimpiadi moderne. In Italia già alla fine dell’800 erano attive molte Società Sportive le quali davano origine alle Federazioni. Prima dell’Unità Nazionale, nello stesso periodo storico, veniva fondata la Federazione Ginnastica d’Italia, culla di molte altre Discipline Sportive. Tuttavia a seguito della nascita delle Associazioni Federali Sportive, alle competizioni olimpiche di Atene, nessun atleta aveva partecipato alle Attività, in risposta alla chiamata del CIO; di riflesso veniva costituito un Comitato Italiano per la partecipazione ai Giochi di Atene dal nome di Comitato Italiano per le Olimpiadi Internazionali. Analoghe iniziative venivano assunte nella prima metà del ‘900 rispettivamente per i Giochi di Londra e di Stoccolma. Nel primo quarto di Secolo, venivano poste le basi del CONI. Con l’avvento del Fascismo nel ’22 lo Sport in Italia veniva sponsorizzato e nominato con tutti gli annessi per la nascita, della Carta dello Sport. La presidenza del CONI data in affido all’Onorevole Turati, Segretario del Partito Fascista. Sport trasformato in importante veicolo come riflesso delle conquiste di Regime. Nella Seconda Guerra Mondiale, metà del ‘900, con un’apposita Legge, rimaneva in vigore fino alla fine del Secolo, sanciva definitivamente che l’Ordinamento del CONI definiva i compiti delle Federazioni Sportive, essendone a capo di tutte. Nell’intermezzo del tempo passato fino alla fine della Guerra il Comitato olimpico Italiano con a capo l’Avvocato Onesti, riusciva a ricostruire una competente struttura organizzativa italiana supportata dal gettito finanziario del Totocalcio come finanziamento di sviluppo. Infatti il patrimonio costruito a tempi di record da Mussolini era praticamente distrutto ed i fondi per la riqualificazione erano inesistenti, una tappa fondamentale per percorrere la linea guida al rilancio Olimpico. Con merito il CONI otteneva il benestare ad organizzare i Giochi Olimpici Invernali di Cortina del ’56, e quelli Estivi a Roma nel ’60. Nello stesso periodo lo Sport associato allo sviluppo economico dell’Italia cominciava a divenire un grande fenomeno di massa popolare; saliva oltre la trentina le Società sportive riunite sotto la tutela del CONI, impegnandosi sia in opera di efficace comunicazione, sia di diffusione.

 

Disciplina Sportiva e Storia

Con questo percorso storico possiamo asserire che l’applicazione dell’Uomo nelle Discipline sportive trova le sue origini all’alba della Preistoria; fino ad arrivare nell’antica Grecia, con la manifestazione delle Olimpiadi, si dava prova ed esibizione della potenza umana. Le raffigurazioni mitologiche, dipinti o sculture, portano l’attenzione a dettagli dei muscoli in tensione in fase di svolgimento, sia in movimento atletico, sia in fase di combattimento. Lo Sport con il passare del tempo, con la Società in piena evoluzione diventava un momento di riposo, di svago per le famiglie venendo meno lo scopo di manifestare la forza umana. Con l’avvento del Fascismo, Benito Mussolini, dopo la presa dell’intero potere, riqualificava tanti aspetti della Società portando nuova vita ad un Paese vincitore dal primo conflitto mondiale, ma rimasto colpito nell’anima a causa della conseguente devastazione. Il Dittatore non lascia alcun particolare al caso, tanto meno lo Sport. Concentrava molte forze nell’attività fisica, essendo un praticante modello, coltivava una grande passione per le Discipline sportive, di cui il Tennis, il Nuoto, le Corse Automobilistiche, gli sport invernali, equitazione e l’amata scherma di cui seguiva in prima persona il Gruppo Nazionale. Estrema euforia contagiava la Casa della Famiglia Mussolini quando, le performance delle Squadre inneggiate vincevano a suon di conquiste di gare ufficiali. Il tema principale del Duce, oltre l’impegno di sostenere insieme al Capo di Governo una nuova dimensione della Nazione Italia, ponendo evidenza ad una formazione integrale volta alla Cultura, al rinnovamento della Politica, sociale urbanistico, senza dimenticare l’aspetto sportivo, il quale aveva un ruolo determinante al suo impiego nazionale, fondando con la collaborazione del Federale Foschi l’Associazione Sportiva Roma. Gli intenti egregi del Mussolini erano nella valorizzazione di ogni singolo individuo della Società con pari diritti a tutti, infatti veniva fondata negli anni ’20 la FIAF Federazione Italiana Atletica Femminile, aumentando la forza del Paese con la Donna sportiva che ricopriva un ruolo specifico e di ammirazione verso il pubblico. Inoltre nasceva anche l’ENEF, Ente Nazionale dell’Educazione Fisica, primo Ente Scolastico con lo scopo di formare ed educare la Gioventù a nuovi ideali ed istruzione dello Sport, l’Opera dei Balilla per i ragazzi con età compresa tra i 5 ed i 18 anni ed infine con il GUF Giovani Fascisti Universitari. Attività Sportive sponsorizzate nel primo Ventennio, erano per esempio l’Atletica Leggera, lo Sci, il Ciclismo, il Nuoto, il Pugilato con il campionissimo Primo Carnera, inoltre in tutta Italia venivano costruititi a tempi di record strutture sportive, palestre scolastiche e piscine, ancor oggi utilizzabili. Memorabili le due vittorie storiche al Mondiale di Calcio dell’Italia sia nel ‘34 sia nel ‘38; i Giochi estivi alle Olimpiadi con la vittoria della Compagine Nazionale. Successi come detto anche nei Giochi Invernali nella competizione della Disciplina del Bob di Chamonix, Sant Moritz con lo sci di fondo, con la vittoria dello sci alpino nelle nevi di Garmisch.

Propaganda Sportiva e Liberazione

Fino agli anni ‘30 i risultati sportivi stentano ad arrivare, tanto è vero che alle Olimpiadi del ’28 ad Amsterdam, quelle che agli occhi del Fascismo dovevamo rappresentare il primo banco di prova, portavano come risultato un sonoro fallimento. Cominciavano ad arrivare i primi veri risultati alle Olimpiadi del ’40, quando la generazione fascista arrivava pronta per le competizioni internazionali, previa concomitanza dell’evolversi della guerra. Al di là dei risultati, l’affermazione alle discipline sportive di massa era stata accolta nella vita comune di ognuno. Pensiamo alle costruzioni dell’impiantistica sportiva avviata nel ’27 del Littorio, di Milano, come del resto le Scuole elementari che prevedevano palestre, campi di gioco e piscine. Una comunicazione strumentale attenta e di facile comprensione con il popolo, per far capire il passaggio fondamentale della Prima guerra mondiale. Proprio il vento del Nazionalismo rappresentava un terreno fertile e favorevole su cui coltivava il Fascismo a favore dell’evoluzione di massa dello Sport. Dopo la Liberazione la mentalità nazionalista, militarista, patriottica, permane anche nell’Educazione Fisica e nelle pratiche sportive, soprattutto nelle palestre scolastiche, nelle quali insegnavano Professori atleti usciti con la rigida formazione fascista dell’Accademia di Roma. Anche all’interno del CONI, sopravvive lo spirito e la struttura fascista, dopo la Liberazione i valori rimangono di ideologia politica di destra pur sostituendo il Presidente nominato con il successore Giulio Onesti. La Politica partitica di Sinistra dava vita alla UISP, affrontando grandi diffidenze di massa, solo negli anni ’70 sapeva con ardito furore e coinvolgimento del popolo creare un vero Modello Sportivo anche se non c’era nulla di sostanziale da segnalare, rispetto al precedente dominante.

Fascismo e Sport

La linea guida era ormai tratta, il modo sportivo avuta l’opportunità di elencare e mettere a conoscenza le proprie richieste al potere della politica e della società, la corrente fascista, si mostrava più sensibile alla tematica delle Discipline sportive, evocando continuità nei temi, rendendo la fraseologia parte integrande della comunicazione alla massa. Avevano mostrato da subito disponibilità per dare ascolto alle istanze del Movimento sportivo, per valorizzarle nell’immediato. Senza un minimo di dubbio e senza perdere tempo nelle discussioni, subito dopo la marcia su Roma, la presa del potere, il potere fascista batteva su concetti chiari e oggettivi del tipo che la Nazione Militare voluta dai nazionalisti era fallita, la marcia su Roma era una netta dimostrazione che la vera Nazione era quella fascista, facendo quello che in Italia in cento anni di tempo trascorso nessuno era riuscito a fare. Radunavano persone, le avevano armate di tutto punto e infine portate a Roma, evidenziando con meriti il manifestare del Fascismo. La stampa sportiva esprimeva considerazione assoluta allo Sport fascista, tanto che in una delle prime riunioni del Direttivo del Fascio di combattimento, all’Ordine del Giorno c’era la creazione delle Società Sportive. Un’incredibile capacità di costruire il consenso attraverso le Associazioni che intercettano bisogni reali, ovviamente con questa strategia lungimirante non c’è categoria sociale che sfugga a questa operazione, lo Sport è una di queste. Lo sport nel suo insieme può essere utilizzato per quello che per altri era stato solo un’illusione come la Costruzione di una vera potenza Nazionale che sapeva portare prestigio nei salotti internazionali e rafforzare al proprio interno il consenso di coesione. Il metodo fascista consisteva di raggruppare i compagni di strada, nazionalisti, giornalisti, dirigenti sportivi, in cerca di visibilità, atto alla realizzazione di quanto era stato programmato in precedenza, proprio grazie alle Attività sportive di riferimento sia per l’addestramento sportivo militare, sia per quello femminile con la costruzioni di Impianti sportivi, scuole di insegnamento, fino alla creazione dell’ Enef per incentivare anche i privati a praticare l’Educazione Fisica. Purtroppo il tentativo fallisce per la totale mancanza di trasparenza nell’uso dei finanziamenti e soprattutto per persone non competenti alla finalizzazione del progetto. L’Enef considerata una macchina mangiasoldi, con Sede a Milano, per porre rimedio al fallimento si propone con comunicazione di massa di costruire uno Stadio, esattamente dove oggi sorge il Campo di Atletica Giurati, vicino al Politecnico. Un occhio attento si poneva all’attenzione della strutture del campo di Calcio che aveva funzione formativa della Gioventù, il quale dato in dote agli industriali che a loro volta formavano il Comitato Direttivo organizzato da personaggi celebri di cui Edoardo Bianchi, Leopoldo Pirelli. Certamente questi personaggi non avevano spirito missionario, a loro interessava gestire lo stadio e fare grandi incassi. Ma al di là di queste mancanze, il partito fascista era stato l’unico Istituto di Potere ad includere lo Sport nei propri programmi, riuscendo a costituire una Commissione sportiva di eccellenze a livello di competenza, ideologica ed organizzativa. Dettati e condivisi dal popolo, i cambiamenti governativi apportati dal Fascismo, in Italia dal canto suo il Partito Popolare per uno storico accordo con l’Azione Cattolica non poteva creare Circoli giovanili, con il rischio di togliere potere alla stessa, mentre i Socialisti, creavano, con ritardo sulla tabella di marcia, delle cose interessanti tipo l’Associazione proletaria escursionisti oppure l’Associazione proletaria educazione fisica, con annesso un settimanale dedicato allo Sport e al Proletariato, purtroppo strutturato e pubblicato nel momento sbagliato, in quanto, a breve, prendeva vita l’idea di fondare la Federazione Sportiva Proletaria, purtroppo non viene mai realizzata così facendo azzerando l’occasione di ricevere una forte notorietà. Precedentemente aveva provato a sollevare l’asticella di interesse L’Ordine Nuovo di Gramsci, con la nascita dell’Istituito ed una Commissione sportiva sita a Torino con i Consiglieri di Fabbrica. L’intento era di dar vita a un Organismo Nazionale, il quale comprendeva sia l’Apef che l’Ape, ma con l’arrivo e successivamente l’irruzione dei fascisti si interrompeva la pubblicazione dell’Ordine Nuovo, con la distruzione della tipografia Ziboni che stampava i manifesti e le raccolte dello Sport e Proletariato. Un’altra occasione persa è rappresentata dalla Cgil, la punta di diamante mancata del periodo storico con la creazione della Federazione Culturale, ricreativa e sportiva. Anche in questo contesto i fascisti da lì a poco seguivano con la devastazione della Camera del Lavoro di Milano con la conseguente scomparsa della Federazione culturale e sportiva

Movimento Sportivo Italiano

A domanda, la solerte risposta arriva come una stilettata: La Guerra la fanno gli altri, i poveracci. Non è la guerra che si aspettavano gli sportivi, di grandi attacchi, di cavalleria. Allibiti dall’evento stesso trovano di fronte una guerra grigia, anonima, una gigantesca guerra industriale di distruzione di massa, dove il famoso binomio arma-uomo, lascia il campo ad una mitragliatrice ammazza flotta. Arriva lo smantellamento dagli Alti Comandi di tutti i Corpi Volontari assegnati all’Esercito. Ennesima e severa delusione, l’entusiasmo iniziale, lo slancio promozionale di massa, l’ardore volontario giovanilistico si incrina andando verso la disfatta. Arrivano gli Alleati, in forte ritardo sulla tabella di marcia, un vero shock rappresenta il contatto con le truppe inglesi. Un confronto severo e impietoso, i britannici sono veri uomini saldato sportivamente preparati alla Guerra. Gli italiani bravi attori al teatro delle marionette, abili nella ginnastica di gruppo, dal tiro al bersaglio, alla scherma passando all’equitazione, tutte Discipline nobili a loro dire, ma nel senso pratico del momento storico, poco annesse, per nulla servizievoli alla guerra. Nell’ambiente sportivo italiano si registra una grande frustrazione, una profonda delusione nel proprio essere, una resa impietosa. L’attività sportiva degli inglesi è gestita da un’organizzazione Cristiana Ecumenica, non proprio funzionale alla vita militare, rivolta al mondo giovanile. Questa organizzazione non era riuscita a diffondere il proprio credo in Europa, la Prima Guerra Mondiale veniva utilizzata come testa d’ariete, mettendo a disposizione attrezzature sportive da campo, per acquisire consensi all’interno dell’Esercito. Ymca non riuscirà a raggiungere i suoi obbiettivi a causa dell’opposizione feroce che gli farà il fronte cattolico, non per ultimo l’arrivo del Fascismo. Sia Lo Sport italiano, sia il Movimento Giovanile esce a pezzi, l’attività sportiva si blocca completamente. Si discute in separate sedi se troncare definitivamente le attività delle Discipline, oppure continuare con orgoglio ciò che si era cominciato con entusiasmo e determinazione. Da una parte si evidenziava un forte rancore per il mancato riconoscimento ad un ruolo fondamentale da parte degli Alti Comandi e dall’altra aspettativa arrivare a riscuotere il dovuto, grazie agli Esponenti del Movimento che sostenevano la tesi che ogni singolo atleta eroe avendo combattuto sul campo con sudore e sangue aveva il diritto di riscattare un riconoscimento al valore. Lo Sport doveva essere portato al centro della vita nazionale, preso in considerazione dal mondo politico, dalla scuola e da quello militare. Inoltre reclamava un radicale cambiamento degli assetti organizzativi esistenti ormai divenuti di mentalità obsoleta al nuovo periodo storico. Ristrutturazione e sostituzione di vecchi ambienti e strutture sportive, burocrazie annesse a soggetti diventati nel tempo inefficienti e incompetenti alla futura modernità. Razionalizzazione e svecchiamento a favore di forze giovani con snellimento a favore di una comunicazione più performante. Questo doveva avvenire anche nella struttura politica dove i Grandi Vecchi  Nitti e Giolitti, i quali avevano ancora potere decisionale. A cospetto di queste richieste la comunità sportiva non ottiene nulla, neppure quello che sarebbe stato lecito, come la totale revisione dell’Educazione Fisica Scolastica, la quale fondava le basi su sistemi educatici dell’800 inclusi insegnati, frustrati ed emarginati. Scorrendo l’elenco delle questioni da rivalutare, evidenziavano l’istruzione premilitare trasformandola in un giusto percorso evolutivo ginnico sportivo legato fondamentalmente sia all’Esercito che alle Società Sportive della Comunità. Il risultato ottenuto era sempre vicino allo zero o quasi essendo che gli equilibri di potere politici erano davvero difficile da scalfire, sia per la confusione sociale che regnava a discapito dell’interesse ideologico del Movimento. La più attiva su questo fronte è Ivanoe Bonomi, Presidente del Consiglio e Ministro della Guerra, la quale presenta un progetto di nuova organizzazione la Scuola come sostegno dell’iniziativa, associata ad una istruzione premilitare in classi di insegnamento e militare sul campo con una vera e propria educazione al combattimento. La durata delle cariche Ministeriali variavano dai sei mesi per i Ministeri fino ad un massimo di dodici mesi per ogni Ufficiale per quelli di Guerra. La ricerca di altri interlocutori da parte del Movimento Sportivo era cominciata, sia all’interno della Vecchia Casta, sia tra i Nazionalisti che tra i Socialisti i quali continuavano nella loro politica antimilitarista essendo associati a Movimenti Internazionali.