Stampa,Sport e Comunità Sociale

Il mondo sportivo si presenta unanime, compatto come un blocco granitico, favorevole all’intervento in guerra, compresi i cattolici, se pur con una posizione ambigua, alla fine si schierano per l’interventismo. Fanno eccezione i giovani socialisti, che da tempo avevano capito che lo Sport era una componente importante del Nazionalismo, con una linea guida seguita alla lettera dall’Italia, ma non partecipavano alla vita sportiva, in quanto restavano inascoltati; un passaggio delicato per capire il vero motivo dell’autentica mobilitazione delle forze sportive, nell’imminenza del conflitto. In questo periodo converge tutto quello che era stato costruito in precedenza, è come se sfilasse in parata tutto il mondo sportivo italiano, famosi atleti veterani, Società ginnastiche, di tiro a segno, alpinistiche, escursionistiche, partecipate CAI, battaglioni volontari creati dai nazionalisti, la Lega Navale. Partecipanti al volontariato, quali volontari motociclisti, aviatori, Capitani di dirigibili, alpini, sciatori, piccoli gruppi, sempre presenti sul territorio nazionale. La Compagnia della Lega Navale in quanto nazionalista e imperialista fin dalle origini, con un proprio pubblico di ascolto, organizzatrice di pubblicazioni promoter di conferenze e manifestazioni. Fanno comparsa i battaglioni studenteschi, con la Sede di Milano dove viene costituita la Federazione Studentesca S. Corda, periodo storico inizio ‘900. Compagnie che contribuiscono a dar vita alla crociata di gare popolari di tiro a segno, concorsi ginnastici militari, corsi di preparazione, gare a gruppi di marcia. Le Componenti Sociali erano prevalentemente di origine studentesche, di origine borghese, mentre la compagine colta era considerata dal Nazionalismo la parte sana. Per i nazionalisti le distinzioni erano nette da una parte c’è il mondo delle ombre e dall’altra quello dei corpi. Il primo rappresenta la Politica dell’Italia rinunciataria, mentre il mondo dei corpi è quello della Gioventù, desiderosi di mettersi in gioco e di battersi per i valori della Grande Italia. La Guerra viene dichiarata ufficialmente, provocando tra la popolazione un grande entusiasmo. La stampa sportiva gioca un ruolo fondamentale, raccogliendo sia le parole d’ordine, le istanze, le suggestioni, rielaborandole, per riportarle ai lettori in maniera ripentiva e nello stesso tempo in modo martellante ed avvincente. La Gazzetta dello Sport, militarista e nazionalista, rafforza queste sue tendenze nell’imminenza della guerra, intitolando “Per l’Italia contro l’Austria, hip, hip, hurrà”. Nei primi 15 giorni di guerra la “Gazza Rosa” pubblica una serie di editoriali che battono su questo concetto: abbiamo temprato sulla fucina ardente dello sport la gioventù da buttare in battaglia, siamo orgogliosi di questo. Gli sportivi sono la parte migliore del Paese e ci si aspetta da loro un’adesione entusiastica. Infatti saranno i primi a entrare in guerra, si arruoleranno come volontari e si batteranno da eroi. Nella Grande Guerra il contributo offerto dagli sportivi poco conosciuti e dai Campioni è notevole, i calciatori in particolare, della Squadra dell’Inter e del Milan vengono letteralmente falcidiati. Tutte le discipline sportive contano tantissime perdite, l’atletica leggera, il ciclismo, il canottaggio, i ginnasti. Giuseppe Sinigaglia, il più grande sportivo conosciuto dei primi del ‘900 muore in battaglia. Il poco moderato entusiasmo iniziale si spegne a poco a poco, i Volontari italiani contano cifre bassissime di perdite umane, rispetto a quelli dell’Esercito Austriaco. Nel primo anno di guerra 160 mila Volontari sono considerati dagli alti Comandi militari come d’impaccio, perché indisciplinati, politicizzati, mal visti, odiati dai commilitoni, perché ritenuti responsabili della Guerra; la colpa è dei vigliacchi Studenti, son d’impiccio e la guerra han voluto. Vengono divisi nei vari Reparti in quanto si teme che insieme facciano pasticci, gli unici che riescono a mantenersi uniti sono i volontari ciclisti milanesi, che in realtà sono i Futuristi, partecipando ad azioni di pattugliamento e di guerra. Citiamo il Marinetti cui partecipa ad azioni di guerra, spostandosi tra un fronte e l’altro, sia a Roma, che a Milano per sostegno la Propaganda. Una guerra divisa a settori sociali da una parte è di massa e dall’altra aristocratica. D’Annunzio fa la sua guerra privata, Marinetti un’altra ancora, anche i volontari partecipano a modo loro, gli arditi in prima linea dopo aver ricevuto una severissimo addestramento sportivo.

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Bandiera Olimpica VS Grande Guerra

I Giochi Olimpiadi, anch’essi sono rappresentati da un propria Bandiera, chiamata Bandiera Olimpica, raffigurante i cinque Continenti di forma circolare di colore diverso intrecciati. Ideata da Pierre De Coubertin, presentata ufficialmente al Congresso Olimpico di Parigi nel primo ‘900, al fine di essere issata nello stesso periodo storico nello Stadio che ospitò le Olimpiadi di Anversa, nel segno pacifico e di unione mondiale. Un valido contributo, alla denuncia dello Sport contro la Guerra; atleti soldato futuristi al fronte, corpi sacrificati per la Patria, rapporto tra Sport, nazionalismo e Grande Guerra legate dalle Discipline sportive nel lungo periodo del Risorgimento (1784-1915). Ma quale era il rapporto tra lo Sport e la Grande Guerra? Un evento importante del ‘900, rappresenta sia l’arrivo storico di un’epoca storica e l’inizio di un’altra, anche nell’ambito sportivo. Se uno studente chiedesse da dove iniziare a studiare la storia dello Sport italiana, direi dalla Grande Guerra, perché rappresenta lo sbocco inevitabile di cento anni di attività motorie, consente di capire quello che accade prima. Come accennato la Grande Guerra rappresenta un evento importante del Novecento, un tornante fondamentale, anche sul piano sportivo, un legame strettissimo tra Sport, preparazione alle armi e Nazionalismo. Discipline come la Ginnastica, il Tiro a segno, sono poste al servizio della Patria, essendo attività funzionali poste all’addestramento militare. Il connubio Sport e Servizio Militare va spegnendosi con il passare dei tempi, la Civiltà Moderna man mano che ci si allontana dal progetto post unitario risorgimentale di nazionalizzazione delle masse, riconosce ideologicamente il poligono di tiro, il club alpino, luoghi di formazione di identità collettiva condivisa. Il Nazionalismo ribalta gran parte dei paradigmi precedenti, con maggiore vigore e nuovi contenuti, trasformando il patriottismo, la difesa dei confini in volontà di potenza, in aggressività, in Imperialismo. L’Italia, Nazione fiera delle sue conquiste, contrapposta  a quel Paese mediocre giolittiano, incapace di portare anche sul piano della Cultura, dello Sport, i progressi registrati in campo economico e sociale, se pur circoscritti ad alcune aree sono innegabili. Il Nazionalismo applica un repertorio ideologico ed un lessico tipico del Fascismo. Gli stilemi, le formule, sono gli stessi, il posto al sole, la grande Patria, la terza Italia, la guerra come banco di prova dei migliori, Discipline sportive come palestra dell’ardore volontaristico, disprezzo del pericolo, spirito di sacrificio che arriva fino alla sublimazione dell’eroismo e della morte in battaglia. Sono tutte problematiche che vengono lanciate dai grandi pensatori, D’Annunzio, i futuristi, Corradini, Oriani, Papini, e che lo sport, la stampa sportiva, gli intellettuali di terzo ordine, riprendono, parole d’ordine che cominciano a circolare, si amplificano durante la guerra di Libia, la quale viene considerata il primo banco di prova dell’efficienza dello Sport Italiano. Le conclusioni che si ricavano sono che gli sportivi sono i migliori soldati, quindi bisogna incentivare lo Sport come creazione di un Esercito agguerrito, un concetto che si ritroverà nel Fascismo e nel Nazismo, il cui l’ideologia culturale è rappresentata proprio da questo periodo. L’inizio del ’900 con le radiose giornate di Maggio tutte le componenti della Società Italiana si dividono: favorevoli all’interventismo e i sostenitori del neutralismo.

Lo Sport nell’ Epoca Risorgimentale

Nel 1849, dopo la caduta della Repubblica Romana, le truppe di Giuseppe Garibaldi, in marcia verso Venezia, rischiarono di essere sorprese dagli austriaci a Castiglion Fiorentino mentre assistevano alla partita di pallone tra i giocatori locali e quelli di Monte San Savino.  Quanto verrebbe da pensare, i giocatori non stavano disputando una partita di calcio reale in quanto il football sarebbe arrivato in Italia solo alla fine di quel secolo, bensì della Disciplina del pallone col bracciale, il gioco più popolare dell’epoca. Un gioco, nato nella metà del ‘500, , nel corso dei secoli, ebbe un escalation di consensi eccezionale, fino a raggiungere nell’800 livelli di fenomeno sportivo molto elevati, tanto da costituire un vero e proprio richiamo di massa acquisendo tutte le caratteristiche dello spettacolo pubblico. Oltre al pallone, ma su un piano di popolarità e di spettacolarità inferiori, si praticavano altri giochi di antica tradizione, quali la pallapugno, la pillotta e il tamburello. Il Gioco alla Palla e gli altri giochi affini hanno avuto un ruolo determinante nel processo di unificazione del nostro Paese. Gli sferisteri, gli Stadi per intenderci, furono spesso i luoghi di ritrovo di patrioti; tra i giocatori, più o meno famosi, non pochi, combatterono per l’Unità d’Italia. Essi pagarono pesantemente il prezzo per i loro ideali di libertà e d’indipendenza con condanne al carcere e, perfino, a morte; altri caddero sui campi di battaglia. Molte Regioni organizzano manifestazioni di festa per rendere omaggio ai protagonisti dimenticati dalla storia sportiva risorgimentale, affermandosi con caratteristiche abbastanza simili a quelle attuali, non essendo  più vincolato a presupposti  di ordine religioso o militare. Come detto precedentemente agli inizi del ‘400, Vittorino Da Feltre da vita ad una scuola dal nome Casa Gioiosa, dove la Gioventù, oltre allo studio dei classici, delle scienze, venivano formati ed educati alla pratica sportiva. Inizia la Storia dello Sport nella sua concezione moderna, arrivando a sfociare quattrocento anni dopo in tre grandi Scuole Sportive: quella Tedesca, quella Svedese, quella Inglese, le quali tratteremo singolarmente in seguito. Accenniamo ad una breve introduzione con La Scuola Tedesca, la quale ha come maggior rappresentante Ludovic Jahn che fondò la 1° Palestra in cui si svolsero esercizi ginnici con l’ausilio di grandi attrezzi, con l’obbiettivo di sviluppare tutti i muscoli. La Scuola Svedese è legata la nome  Enric Ling che diede inizio ad un Movimento in favore alla Ginnastica terapeutica, basata su un’attenta conoscenza dell’anatomia e della fisiologia umana. La Scuola Inglese si basa sul Trinomio, un insieme di giochi basati sull’educazione fisica scolastica, attività motoria amatoriale, Sport competitivo agonistico. Il filosofo Locke valorizzava i giochi all’aria aperta. Un altro promotore dello Sport come strumento educativo fu Tommaso Arnold, vissuto nella prima metà dell’800. Nella stessa epoca cominciarono le sempre vive contese agonistiche tra i Collage di Oxford e Cambridge, mentre in Italia la ginnastica fu introdotta nel 1833 come addestramento militare. Nel fine ‘800 il Ministro De Santis rese obbligatorio con Legge effettiva l’insegnamento dell’ Educazione Fisica in Italia con scarsi risultati pratici. L’evento dell’epoca fascista, portò la formazione di un’ organizzazione giovanile di Regime associato ad un importante incremento dell’attività sportiva: Opera Balilla (Accademia Maschile di Educazione Fisica a Roma, quella Femminile ad Orvieto). Nel 1942 nacque il C.O.N.I. (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) esponente principale al rinnovamento dello Sport in Italia. Dieci anni dopo vennero battezzate in Accademia Isef (Istituto Superiore di Educazione Fisica), oggi chiamata Facoltà universitaria Scienze Motorie.

Le Origini dello Sport

Con l’Essere Umano è nato e si è sviluppato lo Sport, sotto forma di uno specifico movimento atletico sia per la caccia, sia per la sopravvivenza stessa. Molte scoperte archeologiche effettuate in Francia, Africa, Australia, dimostrano come nella Preistoria con la raffigurazione di graffiti sulle pareti delle caverne, gli abitanti  avessero interesse per le attività che non sempre erano legate alla vita comune, ma bensì volta anche verso il divertimento e riti di buon auspicio. Nell’epoca dell’800 gli studiosi dell’età Primitiva erano spinti verso studi e ricerche del dettaglio delle Tribù Africane, Americane ed Oceaniche, per le esercitazioni sportive adottate, di cui consentivano di ipotizzare le varie evoluzioni, sia per il senso pratico dell’attività motoria, sia per quello ritualistico associato  a cerimonie religiose. La Storia dello Sport associata alla linea evolutiva primitiva, risultava alla Scienza, perfettamente in linea allo sviluppo della Disciplina Sportiva, sia Europea che in Asia. L’attività motoria era fondamentale nella vita dell’essere umano come del resto al giorno d’oggi, in quanto impegnava sia i muscoli del corpo che la mente, riuscendo ad instaurare nuovi rapporti civili con altri popoli. Sport come divertimento, movimento autonomo per lo spostamento da un luogo all’altro, corsa per inseguire una preda durante il periodo di caccia, lotta per difesa del territorio; attività che potevano essere definite come sportive, ma indispensabili alla sopravvivenza. Scorre il tempo, le epoche si susseguono, si affermano nuove attività di aggregazione e del benessere personale, ad esempio in India faceva capo una disciplina dominante: lo Yoga. Gli esercizi praticati tendevano al controllo del corpo umano, sia nella forma fisica, sia nella liberazione spirituale. Molte altre civiltà, erano predisposte alla manifestazione di spettacoli atti al movimento di massa, al contrario molte altre civiltà condannavano e rifiutavano ogni tipo di attività che richiedessero sforzo fisico o mentale. Anticamente le esercitazioni erano praticate singolarmente, grazie all’evoluzione della pratica divenne parificata sia per la parte maschile che per quella femminile. Calcando l’Epoca del Medioevo la Disciplina Sportiva più diffusa era la Corsa, raggiunta in poco tempo, prima dai lanci del peso, poi con  lanci di frecce utili ad un esercizio continuo e misurato per affrontare le guerre del periodo. Altre manifestazioni presero interesse come il nuoto e la pesca nei vicini mari, la canoa come mezzo di spostamento acquatico, l’equitazione come nuovo mezzo di spostamento e trasporto terrestre, arrivando alle tecniche più evolute di difesa con riferimento alla lotta libera, fino ad arrivare alla scherma e l’utilizzo di spade o bastoni per la caccia o la sopravvivenza del tempo. Nell’emisfero orientale, lo Sport assunse una forma non agonistica, ma medico spirituale atta a sviluppare la tecnica della ginnastica corporea. Nella zona Mediterranea troviamo esercizi ginnici ispirati alla ritualità, mentre ad Occidente prevale la pure educazione fisica, associata alla muscolosità e alla resistenza corporea, questo con lo scopo preciso di evolvere delle nuove e performanti tecniche di conquista. Cambiano le forme di vita, le posizioni sociali sono sempre più importanti nella vita dell’uomo il processo industriale avanza inesorabilmente riducendo tempo alle attività motorie, e alle varie occupazioni ricreative tra queste anche lo Sport. Ricercatori, filosofi ed educatori, si resero presto conto dell’ importanza  delle discipline sportive legate da un filo comune all’utilità dei Centri di ritrovo; epoche preistoriche, dove la caccia e l’attività fisica erano annessi alla sopravvivenza, uomini scattanti, atletici facevano la differenza, lasciano alla vita odierna il posto ad un’attività nulla e sedentaria. Il lavoro occupazionale, lo sviluppo del commercio, l’Aristocrazia del potere presero il sopravvento ad ogni tipo di forma atletica e rituale. La civiltà della Mesopotamia anch’essa era legata a esercitazioni fisiche basate sulla destrezza istintiva e sulla forza muscolare, esercitazioni tipo il nuoto, l’equitazione, la lotta a corpo libero venivano utilizzati nei combattimenti tra civiltà; solo le Classi Borghesi potevano usufruire delle tecniche sportive per scopi personali. Ripercorriamo in questa lettura, la Storia agli inizi del 1300 a.C. dove in Cina il popolo dedicava molte ore del giorno allo svolgimento e sviluppo dello Sport, scoprendo quella che è la Madre delle Discipline: il gioco alla palla; all’ Imperatore di quel periodo storico se ne deve proprio la diffusione, associato a molteplici regole e variabili, in primis sulla grandezza del pallone e soprattutto con quale modalità doveva essere colpito, un’occasione di aggregazione sociale dettata dal valore delle danze cerimoniali religiose. In Africa precisamente in Egitto ‘500 anni prima, quindi nel periodo del 2500 a.C. con un duro allenamento quotidiano si prediligeva la lotta a corpo libero e la scherma con annesso un bastone al posto della spada a scopi essenzialmente militari, mentre nella Regione Persiana e nel Tibet si diffuse il gioco del Polo privo di fondamentali regole e tecnica. Completamente diversa la forma di sportività con i Giochi Olimpici dell’Antica Grecia, secoli caratterizzati di pratiche sacrali, educative, militari; lo Sport assunse modi e caratteristiche di diffusione per certi aspetti simili ai nostri tempi. Numero di competizioni per ogni disciplina sportiva,  professionismo tecnico adottato per esprime ogni esercizio fisico, la propria divinità e supremazia al confronto agonistico sportivo, tra atleti. Per il popolo greco la bellezza del corpo, la definizione della massa muscolare, la perfezione nell’eseguire le tecniche della disciplina, risultava fondamentale ed apprezzato, avendo un ritorno di prestigio all’intelligenza, alla generosità della propria anima. Platone, famoso filosofo del tempo, sostenne che la ginnastica avesse un ruolo definito, come di vitale importanza, per l’equilibrio psico fisico della persona, decisivo al benessere dell’uomo e della completa educazione a parità di dignità umana. Il Movimento Sportivo Greco era ispirato a tre fondamenti: la Religione con l’immagine della perfezione degli Dei, l’estetica con il culto della bellezza esteriore ed interiore, aspetti funzionali con educazione rigida di obbedienza della gioventù contemporanea al periodo storico, quali si apprestavano dovuta alla giovane età per eseguire sul campo esperienze di gioco militarizzato. La prima manifestazione denominata Olimpiade dei Giochi Atletici, prese il nome dal Santuario di Olimpia nell’Elide nel periodo 776 a.C. periodo di attività coinvolta nelle gare, ogni quattro anni, nei mesi di Luglio e Agosto, con una durata cinque giorni, avente cornice giornaliera di festività religiosa Nazionale. La disciplina regina era la Corsa rapida con una distanza di circa 200 metri tra il punto di partenza e quello di arrivo, in contemporanea si svolgevano nelle arene e gare di combattimento quali lotta libera, pugilato, attività equestri. Nel finire della kermesse si gareggiava con la disciplina del Pentathlon, il quale comprendeva un insieme di attività: il salto lungo, il lancio del giavellotto, il lancio del disco per finire con la lotta. L’onore di partecipare a quest’ultima gara veniva data solo ai migliori atleti che ottenevano i risultati più performanti all’appello delle gare disputate. Contrapposizione allo scritto, la specializzazione tecnica e motoria, per conquistare gli allori olimpici, decretarono una lenta ma inesorabile decadenza di nobili costumi di riti pagani. Nacque il Professionismo volto al solo obbiettivo della vincita dell’atleta e della Città di appartenza dello stesso. Questo portò a sponsorizzare lo Staff e l’Atleta stesso con somme cospicue di denaro inoltre esentarli al pagamento delle imposte nazionali. Lo sviluppo Sportivo in Italia non ebbe vera motivazione di ricchezza personale per bellezza fisica esteriore degli atleti, come evidenziato in Grecia. Per i Romani lo Sport aveva una linea guida definita ad uso militare, celebrazioni per i Dei facevano capolino nella Città Eterna a richiamo dei grandi eventi di massa. Con l’occasione il popolo sfoga gli impulsi violenti repressi, sostenuti da tre scenografie: quella scenica teatrale, quella dei gladiatori ed infine quella dei circensi, svolte nell’ Arena dei Ludi Gladiatorius ove si scontravano in eventi di lotta violenta, uomo contro uomo, oppure uomo contro belva. Altre Civiltà come quella Etrusca celebravano i Giochi Sportivi in occasioni di feste funebri, oppure in concomitanza di cerimonie cittadine, eventi della politica locale, con esibizioni della disciplina rivisitata del Pentathlon. Questo excursus tematico sportivo ci catapulta nel tempo del Medioevo, dove le attività motorie sportive facevano parte integrante dei principi di Cavalleria Sociale, di cui abilità fisiche acquisite dalla corsa, il getto di un oggetto, lotta, equitazione e finte battaglie con soldati e armi raffigurati primeggiavano a festa; l’origine del Palio di Siena nella prima metà del 1200, oppure alla fine del 1300 dove si praticava la disciplina del Tennis con relativa diffusione con regole di gioco e tecnica da sviluppare. I presupposti per slegare gli eventi di Ordine etico religiosi allo Sport si ebbero nell’età del Rinascimento alla Corte Mantovana dei Gonzaga dove avvenne la fusione integrativa tra esercizi fisici ed insegnamento della Scienza, dei Classici tramite la famosa Fondazione della Casa Giocosa. Gli atleti ginnici come gli Allievi di Scuderia, venivano educati con il passare del tempo allo Sport con pratiche di equitazione, tiro di precisione con l’arco, scherma e l’intramontabile lotta libera. Un connubio di  divertimento e spettacolo, divenuto un vero e proprio rito sociale caratterizzando il periodo storico dell’inizio ‘800, con l’obbiettivo di attirare le attenzioni della massa popolare. L’indiziato principale era il lavoro del giornalismo, mezzo di comunicazione più rilevante dell’epoca, fattore di propulsione del fenomeno sportivo ed in quanto primo organizzatore del Giro d’Italia di Ciclismo. Alla fine del diciottesimo secolo, sia in Inghilterra, sia in Italia, le iniziative giornalistiche rivolgono le attenzioni alle testate più influenti, di cui la più conosciuta e letta carta rosa “Gazzetta dello Sport”; stesso discorso avvenne in Francia con il Tour de France ed il quotidiano sportivo per eccellenza Equipe. Lo Sport nell’epoca del ‘900,  divenne a tutti gli effetti argomento di privilegio non solo nei salotti bene del giornalismo, ma anche nei canali di informazione e intrattenimento con la sempreviva radiocronaca delle gare sportive. Le prime immagini televisive riferite alle imprese ciclistiche di Coppi e Bartali, arrivando ai presenti campionati Professionistici. Dunque grazie ai mezzi di comunicazione, il livello dello Sport è aumentato esponenzialmente, milioni di telespettatori, navigatori cibernetici legati da statistiche e dati per il confronto degli atleti e delle squadre. Negli anni ’60, lo Sport raggiunse ogni angolo della Terra, con un richiamo così potente di accumunare uomini e donne di ogni lingua e razza e classe sociale. Le discipline che hanno giocato un ruolo primario per la diffusione dello Sport sono state due: Calcio e Ciclismo, sia per il coinvolgimento del divertimento offerto, sia per il tifoso seguace del proprio Team. Attività sportive che hanno mantenuto l’origine, il carattere, le caratteristiche tecniche per l’insegnamento delle stesse, sia in Camp di allenamento, sia per le strade; in termini economici e mediatici per il successo dei Giochi Olimpici, risultano tuttavia secondari all’Evento Sportivo che si disputa ogni quattro anni: la Coppa del Mondo di Calcio con la prima Edizione targata 1930. Il processo evolutivo dello Sport ha premiato nel tempo il fenomeno di massa delle Società, supportando ed incentivando la ricerca di modernità dei media per una comunicazione più presente e performante, definendo  valori che permangono, come vantaggi per il benessere della persona a livello psico fisico che l’attività sportiva garantisce. Fare Sport è un diritto di tutti gli esseri umani viventi sulla Terra, confronto di lealtà e gioia in gare amichevoli. Sia la vittoria che la sconfitta fanno parte della vita stessa, quindi accettabili entrambe allo stato; l’arroganza con valori interni di risentimento o rancore non affermano il valore dello Sport e della Pace, un avvicinamento culturale tra popoli, dialogo delle Nazioni, in determinato contesto politico ed economico.