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ARTICOLO 1: Cultura dei Valori Sportivi

Questo è l’estratto dell’articolo.

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Lezioni di Sogni

Conoscenza e Motivazione nello Sport attraverso i secoli.

 

Sportività Onirica

Eravamo in una località di mare sconosciuta, una carina casetta sulla spiaggia, c’erano tante stanze illuminate dai soli raggi di sole al tramonto. Ombre e riflessi dipingevano pareti e persone, la luce elettrica non c’era, noi in una stanza grande con un grande tavolo rotondo aspettavamo chissà cosa; nella stanza accanto in una cucina fatiscente, c’era la nonna che cucinava i suoi manicaretti, era tranquilla e sorridente. Sentivamo dei ronzii, nell’aria volteggiava priva di ogni forma aggressiva un’ape o forse molte di più, non ricordo esattamente. Per dirla tutta non ricordo in quante persone eravamo, né che età avevamo, ricordo solo molto bene il volto e il da fare della nonna con la solita carica di vitalità. Aleggiava un senso di inquietudine, mista paura causata dall’ambiente, dall’affievolirsi della poca luce del sole che trapassava le tende, il ronzio incessante, il rumore del cucchiaio di legno che batteva nella pentola con una forza costante e ruvida. La nonna camminava intorno al tavolo da cucina, un lungo corridoio adiacente buio alla cucina portava alla porta d’ingresso, scricchiolii dubbiosi facevano eco al nostro stato d’essere. Tutti o io, tranne la nonna che continuava imperterrita nel lavoretto culinario, eravamo presi da rumori sempre più vicini, di passi di piccoli colpi di scarpa nel pavimento scricchiolante, nessuno si vedeva, nessuno appariva dinanzi alla stanza. Timore, suspense, ma nello stesso tempo coraggio di non arrendersi alla situazione, un timido movimento di avvicinarsi verso la nonna, pronti allo scontro con eventuali personaggi esterni alla “Compagnia”; siamo vicino a Lei, ora sicuri e rassicurati, un senso di protezione totale, rafforzava e premiava il coraggio dimostrato. La nonna posa la pentola sull’antico lavandino di marmo, si sentiva sgorgare gocce di acqua dal rubinetto, sentivamo senso di freddo, nessuno di noi provava senso di sete o fame, tutto ad un tratto l’anta del mobile sotto al lavandino si apriva, senza che nessuno facesse il movimento appropriato, la nonna tirava fuori con delicatezza un’arnia con l’ape accarezzandola e riponendola con accortezza sul tavolo. Il ronzio non si sentiva più, un sorriso sul volto della nonna rassicurava ancora una volta ognuno di noi o solo me stesso; l’unico fastidio era dato dai continui scricchiolii, da rumori di passi che provenivano incensanti dal corridoio. Decidevamo di affrontare una volta per tutte la paura dell’ignoto e passo dopo passo, dopo aver lasciato in buone mani l’ape con la nonna sorridente, ci avviciniamo con le spalle al muro alla porta di casa. Il corridoio lungo e buio nemico numero uno del nostro immaginario, era diventato come un compagno di protezione, contro il pensiero di un incontro poco gradito. Arrivati alla porta un forte sollievo faceva battere il cuore, la maniglia presa e tirata per aprire, il gradino dell’atrio della casa, la spiaggia chiara, il mare era dinnanzi a noi o solo a me. Scendiamo corriamo alla riva del mare increspata dal vento, scorgiamo alla nostra destra con stupore un bellissimo cavallo marrone che scalciava, giocando con le onde, una criniera foltissima degli occhi a specchio, una forma regale e muscolosa. Il sole ormai al tramonto disegnava con la sua luce ogni onda, ogni spinta di vento che soffiava contro. Come fantasmi alla nostra sinistra si materializzavano due baldi corridori, con repentini scatti allenavano il loro corpo abbronzato e scolpito, con una corsa rapida a chi arrivava per primo al “Traguardo” . La spiaggia lunghissima e vuota si arrendeva ogni minuto che passava alla luce della notte e flebili raggi di luna che riflettevano la loro intensità nel luccichio del mare notturno.

“Abbiamo tutti le nostre macchine del tempo. Alcune ci riportano indietro e si chiamano ricordi. Alcune ci portano avanti e si chiamano Sogni”

#lezionidisogni

ARTICOLO 210: Storico Sport Hurling Irlandese


Disciplina Sportiva di origine Celtica, forse la più antica del Continente Europeo, nativo in Irlanda, oggi Sport Nazionale. L’elemento di spicco è la “Mazza” da gioco chiamata “Hurley” ed una pallina di cuoio dal nome “ Sliothar” stretta parente di quella usata nel Baseball. Il campo da gioco come del resto, questa Attività è pressoché simile all’Hockey su prato, con la variante delle misure del perimetro di gioco e le “Porte” che sono una via di mezzo tra i pali del Rugby e quella da Calcio, ovviamente vince chi segna il numero maggiore di Goal nella rete avversaria. I Campionati Ufficiali, richiamo di un numerosissimo pubblico sportivo, si svolgono principalmente sia in Irlanda, sia in Scozia, in quest’ultimo luogo viene denominato “Shinty” (alcune similarità con il Bandy gallese e inglese sport nazionale dei Paesi del Nord Europa, Disciplina Dimostrativa ai VI Giochi Olimpici Invernali degli anni ’50), entrambe le Compagini Nazionali sono ancora le uniche a competere a livello Internazionale. Storicamente la Disciplina Sportiva del Hurling è regolata da Norme di Gioco scritte intorno al ‘400 (la leggenda narra di Tain Bò Cualinge, attribuito al I Secolo a.C. versioni in manoscritti del XII Secolo scritti in lingua Irlandese, descrive in una giornata di gioco e relax l’Eroe Cuchulainn, protagonista del Ciclo dell’Ulster e dell’Isola di Man, mentre si cimenta in evoluzioni sportive di Hurling). Nel Secolo XVI lo Statuto di Kilkenny (città della Repubblica d’Irlanda situata nella provincia di Leinster), vietava ogni forma e gioco del Hurling per troppa violenza espressa in Attività. Successivamente a fine periodo ottocentesco viene fondata la Gaelic Athletic Association (GAA, Organizzazione Internazionale di Cultura Sportiva Tradizionale Gaelico), la quale comprende Pratiche Sportive come il Calcio Gaelico, la Pallamano ed appunto il Hurling, oltre a promozione di Eventi Sociali di Musica Irlandese, la principale Sede situava le basi a Thurles (City Commerciale della Contea di North Tipperary, fondata dai Butler conosciuti Clan del periodo storico del XIII Secolo), fino ad arrivare al periodo dei primi del ‘900 quando grazie al Governo Inglese l’Anonima Associazione veniva momentaneamente bloccata nell’esercizio di promozione Eventi Sportivi, mentre gli Sports di riferimento continuavano a partecipare a competizioni Provinciali, Nazionali e Internazionali. Ricordiamo alcuni principali Eventi Sportivi come il “Connacht Senior Hurling Championship”, il “National Hurling League” (Campionato Regionale Irlandese organizzato dalla GAA con Squadre rappresentanti di Contea divise in Serie Division, ogni di queste con in palio il Titolo, il principale è quello della Seria Division I nel quale si vince il Titolo di Campione del Torneo). I Giocatori Professionisti che hanno fatto la Storia di questa Disciplina Sportiva Irlandese sono “J. Doyle della Squadra pluricampione (più di 20 Campionati vinti nella Storia dell’Hurling) del Tipperary”, “J. Keane del Waterford” ed il famoso e leggendario “Mick Mackey del Limerick”.

ARTICOLO 209: La Storia del Pugilato

Traduzione letteraria in inglese “Boxing”, in francese “Boxe”, mentre nella nostra lingua madre “Pugilato”, Disciplina Sportiva di combattimento (lotta a pugni chiusi con protezione di Guantoni) tra due avversari nel “Ring” luogo dove si svolge l’Evento Sportivo (incontro competitivo regolato da Norme specifiche atte al combattimento corpo a corpo, diversificate da quelle delle Arti Marziali in un contesto puramente agonistico). Sport risalente all’Epoca storica del XVIII Secolo espresso Simbolo Artistico, di Coraggio e Forza del corpo; la “Guerra dei Pugni” organizzata a Venezia, manifestazione tra fazioni della Città (artigiani contro pescatori), datata ancor prima del Periodo Settecentesco, con durata massima di 3 mesi con lotte cruente, successivamente, con il passare del tempo, proibite e rese “Spettacolo al Pubblico” da eseguire nei periodi Carnevaleschi in luoghi stabiliti come il Ponte dei Pugni o il Ponte della Guerra in simbolici duelli di Pugilato, di risse poco ordinate chiamate “Frote” oppure con guerre di conquista con l’obbiettivo di gettare in mare gli avversari (ovviamente per l’Evento Storico Culturale le strutture vengono ripulite e rinforzate per una maggiore sicurezza dei partecipanti). Fuori dai confini italiani il Pugilato si distingueva per l’applicazione di Norme e Regole atte alla formazione di Pratica Sportiva, ad esempio nel periodo del ‘700 sia inglesi che russi concepivano la Boxe come Sport di difesa e non di attacco, quindi un’Attività di intelligenza e finezza nei movimenti per schivare o incassare nel miglior modo possibile il pugno assestato dell’avversario, quindi una vera e propria Arte di combattimento, che nelle miglior delle occasioni sportive portava al Titolo Mondiale (primo pugile a vincere più di 10 incontri consecutivi, J. Figg detentore del Titolo di Inghilterra, tecnica a pugni nudi, velocità e forza distinguevano l’Atleta. Fondava a Londra la prima Accademia di Boxe, importante Scuola Innovativa Giovanile del periodo, con la conseguente apertura di nuove palestre per reggere il grande successo ottenuto nella Società. Usciva allo scoperto il pupillo di Figg, il pluri-Campione di Boxe G. Taylor che introdusse nuove tecniche di combattimento, la più famosa e usata anche in epoca moderna il Colpire e Ritirarsi, bloccare il colpo avversario, tutto con onestà e sportività e rispetto delle regole dello Sport). Proprio di Regole e Norme di Sport che nasce la Boxe Evoluta, senza dare importanza massima alle scommesse degli incontri “Vincitori e Vinti” che caratterizzavano la Disciplina Sportiva, a fine ‘800 con J.S. Douglas scriveva le famose “Regole del Marchese di Qeensberry”, il Codice di base dello Sport della Boxe contenente le fondamenta dell’antica Boxe e quella Moderna. Le diversità consistevano nell’uso dei Guantoni come protezione, il Round a tempo (non ancora introdotte il numero di riprese) ed il fattore KO con l’Atleta messo in grave difficoltà ed infine le categorie del peso degli Atleti per dare uniformità agli incontri senza incorrere a disuguaglianze a livello di stazza e forza fisica, rendere l’Attività meno violenta a favore dell’abilità tecnica e velocità di esecuzione. Tali norme sportive venivano sia introdotte, sia assimilate dall’ambiente con molta lentezza, tanto che molte associazioni non prendevano ancora il considerazione quanto scritto da Douglas, quindi sia sicurezza di combattimento per gli atleti, che ingenti somme di denaro scommesse, avevano ruoli di primo piano, solo con la decisione dell’Unione Europea dello Sport le cose cambiavano ad esempio il combattimento a mani nude diventava proibito in ogni luogo dove svolgere la Boxe (pena la sospensione o squalifica sia degli atleti ed istruttori che della Società Sportiva di riferimento). Il Pugilato ormai diventato Sport di conoscenza Mondiale, sfornava in ogni Evento Campioni Nazionale ad esempio J. L. Sullivan Campione del Mondo Americano, Muhammad Alì tra i maggiori ed apprezzati Campioni Sportivi della storia della Boxe, Ray Boom Boom Mancini, Volodymyr, Nino Benvenuti Campione del Mondo dei pesi medi, Sandro Mazzinghi Campione del Mondo dei pesi Junior, Sugar Ray Leonard e molti altri ancora.

“Parlare di Boxe è parlare di rispetto. Cercare di ottenerlo per se stessi, togliendolo all’avversario”.

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ARTICOLO 208: Sport del Sol Levante

Lotta Giapponese (nascita in epoca storica di Edo circa 1600, in Epoca Moderna con capo lottatori in pensione a gestire il circuito di Eventi Sportivi Japan Sumo Association, custodi dell’Antica Tradizione Santa Religiosa. Pratica eseguita con uno scavo al centro del Ring dove vengono riposte noci e alghe purificate, gli Arbitri si innalzano come Sacerdoti Shinti, successivamente dopo l’ingresso di ogni singolo atleta, lo stesso saluta il pubblico e pratica il classico movimento Shiko con il sollevamento prima di una gamba stando in equilibrio su quella di appoggio, poi l’altra dopo aver sbattuto il piede sollevato a terra, questo per allontanare e intimorire i spiriti maligni siti nella buca), un corpo a corpo con lo scopo primario di “Abbattere”, il poderoso avversario nella delimitata zona di combattimento chiamata “Dohyo”, composta in due parti, una terrena ed una aerea. La prima ha uno strato di argilla, rialzata dal terreno naturale, formata da un cerchio con delle balle di fieno facenti perimetro, quattro di queste sono leggermente più esposte per raffigurare i “Punti Cardinali”. All’interno della circonferenza si trovano l’Arbitro, il Rikishi (Atleti professionisti, da non confondere con i Sumotori che sono i praticanti della Disciplina) pronti al combattimento e un Shinpan che hai il ruolo di Giudice, mentre a Nord siede il Capo Shinpan. Gli annunciatori chiamati Yobidashi sono posizionati all’esterno per chiamare all’attenzione i Rikishi. La parte aerea è posizionata al di sopra del terreno raffigurante il “Tempio Shintoista” (origine del termine risalente al VI Secolo, religione del Giappone distinta da quella Buddista, nello specifico si differenzia lo Scintoismo o Shintoismo, di natura animista), con 4 pendagli colorati raffiguranti i punti cardinali (dal periodo degli anni ’50 i pendagli hanno preso il posto delle colonne). Il colore verde indica il Nord-Est (drago azzurro dell’est), il rosso è situato a Sud-Est (uccello vermiglio del sud), il bianco è posto a Sud-Ovest (tigre bianca dell’ovest) ed infine il nero che indica il Nord-Ovest (tartaruga nera del nord). Sport Nazionale Nipponico, storicamente il Secolo di origine è VI, come forma di “Rito Scintoista”, molto più spartana di quella praticata al giorno d’oggi, con tecniche di Boxe e misto Lotta Libera e Wrestling, attività di stampo esclusivamente maschile con fisicità imponente chiamati Rikishi (lottatori di Sumo, facenti parte di Scuderie chiamate “Heya”, ogni combattente ha un nome proprio, quelli con all’attivo più vittorie nei tornei vengono chiamati “Sekitori” indicante il rango sociale dei Ozeki). Sport di tradizioni nate e tramandate dall’antico “Impero del Sol Levante”, mantenendo in uso il variopinto “Mawashi” (perizoma a cintura), “l’Oicho” (accurata acconciatura dei capelli richiamante la foglia di Ginco) ed infine il “Dohyo” (ring di combattimento costruito con la paglia), associato ai Gradi di Disciplina riferiti a fama e vittorie dei Lottatori. Diventato Sport Nazionale in Giappone, la Pratica Sportiva del Sumo si svolge a livello Professionistico (esistono divisioni minori chiamate Jonokuchi, Jonidan, Sandanme, Makushita, Juryo e infine il Makuuchi. I TOP sono riferiti al Komusubi, al Sekiwake, all’Ozeki e al Yokozuna che è il Campione di Sumo), con la totale esclusione del genere femminile. Norme e Regole sono facile comprensione, in quanto la vittoria finale spetta al Lottatore che atterra o spinge l’avversario al di fuori del Ring, senza limitazione di tempo (in genere un incontro può avere una durata da pochi secondi ad un paio di minuti). Il Regolamento di questa Disciplina vieta di colpire l’avversario con pugni, calci o tirate di capelli a supporto di sbilanciamenti a favore, mentre sono concessi schiaffi a mano aperta solo nella parte superiore del corpo. I Lottatori sono gestiti da una specifica graduatoria chiamata “Banzuke” regolata dalla capacità e dalla forza dell’Atleta e non dal peso dello stesso. La Disciplina Sportiva del Sumo è considerata nel mondo oltre che uno Sport una vera e propria forma d’arte inerente a movimenti del corpo prima di iniziare il combattimento chiamati “Shiko” (stretching pre incontro), ogni evento sportivo rappresentato dallo Yokozuna (Campione in carica del Sumo) chiamato “Yokozuna Dohyohiri”, rappresentazione di categoria Lottatori e presentazione al pubblico sul Ring “Dohyo” con movimentazione degli arti del corpo a simbolo scaramantico chiamato “Makuuchi Dohyohiri” ed infine prima di ogni Evento Sportivo i Rikishi eseguono il “Lancio del Sale” nel Dohyo, gesto di augurio e di protezione ad ogni Lottatore contro ferite e infortuni di combattimento.

“Talvolta, durante una discussione o un litigio, occorre saper perdere subito per farlo con eleganza. Così nel Sumo, se per vincere a tutti i costi si ricorre all’imbroglio, si è peggio che perdenti, si è al tempo stesso sconfitti e indegni”

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ARTICOLO 207: Dino… non Ferrari

Conosciuta come Ferrari Dino 246, ma il logo originale portava il nome “Dino 246” (in memoria del figlio scomparso di E. Ferrari), con motore Centrale Posteriore, di cui il numero 246 indicava la cilindrata (autovettura con un motore montato all’interno della stessa, adatto alla guida sportiva e da competizione per stabilizzare peso e passo dell’automobile così da evitare possibili sbalzi assali), anno di costruzione fine anni ’60 inizi anni ’70 di provenienza dalla Casa Automobilistica Italiana, fondata da “Enzo Ferrari” a fine anni ’40 (fine della Seconda Guerra Mondiale) a Modena in località Maranello (storicamente le origini risalgono nei primi anni ’30 con la Scuderia Ferrari cuore pulsante del reparto Competizioni della Formula 1). Ogni Società Automobilistica che si rispetti basa il proprio “Reparto Corse Clienti” (con ruolo di supporto tecnico Alfa Romeo), su una determinata linea di Competizioni GT internazionali (versione Coupé della Dino 246, per la Spider GTS) ad esempio il “Campionato Endurance FIA” (Ferrari Challenge), su un “Simbolo” marchio di Fabbrica come il “Cavallino Rampante”, usato precedentemente nel periodo storico della Prima Guerra Mondiale da F. Baracca (conosciuto internazionalmente come il miglior aviatore italiano del fine ‘800, medaglia d’oro al valore militare), poi regalato come portafortuna proprio a Enzo Ferrari, dalla madre del Campione dei cieli, diventando il riconoscimento nel Mondo come “Marchio Ferrari”. La carrozzeria dell’ Autovettura Sportiva (Baby Ferrari) era ideata e proposta dalla famosa “Designer Pininfarina” (Azienda Italiana fondata a Torino a fine anni ’30 denominata in origine Società anonima Carrozzeria Pinin Farina di B. Farina), mentre il Propulsore era progettato con cura maniacale da “A. Ferrari” detto “Dino” Ingegnere e Progettista (figlio prediletto di E. Ferrari), scomparso per una grave malattia in giovane età. Le prestazioni stradali della “246” (velocità massima 235 km/h con una percorrenza dei 100 metri in soli 7 secondi), erano simili ad altri modelli con motori superiori, infatti la Clientela decretava senza esitazioni il successo (presentazione Salone di Torino a fine anni ’60), con ben 2500 auto sportive prodotte in “Serie” (246 GT in tre versioni L-M-E). La “Dino” portava in quel periodo storico un cambiamento delle Vetture di Maranello a livello di espressione estetico con forme styling compatte di splendida eleganza e meccaniche in quanto prima vettura stradale a “6 Cilindri” posteriore trasversale. Il prototipo dell’autovettura era stato presentato al Salone di Parigi negli anni ’60 denominata “Dino Berlinetta Speciale” 1600cc a 6 Cilindri con carena avveniristica in plexiglass per il reparto fanali anteriori, successivamente il “Restyling” presentato al Salone di Torino a fine anni ’60 la Dino portava la denominazione di “Berlinetta GT” con carrozzeria in alluminio con linee tondeggianti e armoniose con coda tronca, aereodinamiche accurate, come se fossero ricercate dal vento. Completavano l’Opera i cerchi in lega della “Cromodora” con il fissaggio centrale cromato per un’affascinante richiamo agonistico corsaiolo.

“Date a un Bambino un foglio di carta, dei colori e chiedetegli di disegnare un automobile, sicuramente la farà Rossa”

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SALONE NAUTICO DI GENOVA

La Fiera Mondiale per eccellenza (anni 1962 prima Edizione a Genova preceduta da quella di Milano) dedicata interamente alla “Nautica da Diporto” (cadenza annuale riconosciuta ufficialmente dalla Federazione Internazionale degli Organizzatori di Barche), navigazione in acque marittime con un unico scopo di “divertimento-sportivo”, senza alcun fine di lucro a bordo di bellissime imbarcazioni ( con misura inferiore ai 24 metri) o natanti (misura inferiore ai 10 metri) regolamentati da specifiche “Normative”. Come da Decreto Legislativo la Navigazione da diporto (Yachting Disciplina Sportiva Nautica) hanno evidenza in costruzioni marittime di qualsiasi tipologia galleggiante motorizzata per mezzo di propulsore. I natanti non hanno alcun obbligo di Iscrizione al registro RID presso la “Capitaneria di Porto”, né di detenere licenze particolari atte alla Navigazione e alla Certificazione di Sicurezza. Apro una piccola parentesi storica per la “Guardia Costiera”, Corpo Speciale della Marina Militare, la quale con spirito dedito alla salvaguardia della legalità e della sicurezza di navigazione, svolge ogni giorno compiti importanti dell’uso civile del “Mare” e la cura del Porto e del litorale marino e relativi attività commerciali svolte dagli Operatori ittici legalmente riconosciuti di Licenza. All’Epoca dell’Unità d’Italia il Corpo acquisiva il Titolo di “Magistrato del Mare” emanato per Regio Decreto nella seconda metà dell’800 (unificazione degli Ordinamenti Portuali), con la conseguente sostituzione del Corpo dello Stato Maggiore dei Porti e la creazione nei primi anni del ‘900 dell’ispettorato generale del Corpo delle Capitanerie di Porto. Ritornando alla “Manifestazione Regina”, abbiamo accennato precedentemente che agli inizi degli anni ’60 iniziava il lungo percorso di successi della Fiera Nautica più importante d’Europa (facente onori di casa il Sindaco Vittorio Pertusio, il Cardinale Siri ed il Prefetto di Genova Pianese con ospiti d’onore internazionali del calibro dell’Ambasciatore della Gran Bretania, del Giappone e della Costa d’Avorio, oltre che ai Senatori e Armatori Italiani come l’Avvocato Gianni Agnelli, Grimaldi, Ammiraglio Baslini e Corrado quest’ultimo Presidente della Federazione Italiana Aeronautica Augusta ed infine il Presidente del Coni Avvocato Onesti), contando un numero superiore di circa 350.000 visitatori di ogni etnia, circa un numero vicino ai 500 Espositori pronti a firmare contratti importanti per la vendita di imbarcazioni di particolare bellezza e fascino. Storicamente all’interno della Fiera di Genova in concomitanza con il Salone Nautico (costo di entrata Lire 250), si svolgeva un altro Evento Internazionale, esattamente quello per gli appassionati del Campeggio e dello Sport (pensare di trovare al giorno d’oggi equipaggiamenti e strutture o autoveicoli destinati a quel ramo di mercato insieme alle imbarcazione, viene da sorridere in quanto ci azzecca molto poco a livello di relazione commerciale). Con il passare degli anni la tecnologia e lo studio più accurato dei materiali da parte dei Cantieri di Costruzione, hanno fatto passi da gigante, infatti sono cambiate notevolmente le strutture delle Barche, i gusti e le scelte degli appassionati e sportivi e di conseguenza l’organizzazione dello stesso Salone Nautico (dal periodo pre boom economico a post crisi economica).

Siate Benvenuti al 58° Edizione del “Salone Nautico di Genova” dal 20 al 25 Settembre 2018.

“Negli anni a venire sarete più delusi per le cose che non avete fatto, che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le Cime, allontanatevi del Porto sicuro… Esplorate, Sognate, Scoprite”.

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