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Cultura dei Valori Sportivi

Questo è l’estratto dell’articolo.

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Lezioni di Sogni

Conoscenza e Motivazione nello Sport attraverso i secoli.

 

Cenni Storici del Tennis Femminile

Suzanne_Lenglen

Nel 1899 la Storia della FIAT iniziava a Torino, Società Anonima Fabbrica Italiana di Automobili, fondata su iniziativa del Cavalier Giovanni Agnelli ed altri nobiluomini accomunati dalla passione per i motori. Sempre nello stesso anno a Parigi nasceva la più grande Campionessa Internazionale di Tennis Suzanne Rachel Flore Lenglen; carriera straordinaria che dal ‘14 al ‘26, in dodici anni di incontri sportivi, non veniva mai battuta. Vince sei Titoli di Singolare ed altrettanti in doppio a Wimbledon, precisamente al Roland Garros, ed altre tre medaglie d’oro alle Olimpiadi di Anversa nel ‘20. Il primo riconoscimento arrivava all’età di quindici anni, avendo di dote un gioco sicuro al netto di forza e precisione, nulla a che vedere, con quello blando e fragile, delle Atlete del suo tempo. Come caratteristica balistica deteneva un’elevazione straordinaria, che le consentiva di raggiungere con facilità i deboli pallonetti delle avversarie, con una risposta al servizio preciso e violento, grazie alla coordinazione acquisita alla Scuola di Danza, ed un gioco a rete rapido e agevole che le consentiva di piazzare il set vincente, associato a riflessi sicuri e pronti. Atleta e Campionessa, ma nello stesso tempo Donna importante e colta al di fuori del rettangolo di gioco; vestiva con elegantissimi e raffinati abiti da sartoria con l’immancabile turbanti di seta sul capo. Chiudeva la sua esperienza sportiva in Inghilterra a fine anni ‘20 dopo aver rifiutato di giocare un match, alla presenza della Regina per questione di orario; ritornava in Francia a Parigi, dopo un breve matrimonio negli USA, ed un’apertura di una Scuola di Tennis, dove insegnava la Disciplina con metodologie di danza classica. Muore nel periodo di fine ‘30 per leucemia, nel corso di un incontro di esibizione a Wimbledon in uno dei tanti tornei organizzati dalla Casa Reale. A Nizza le viene dedicata una targa “Avenue Suzanne Lenglen”, ed alle sue onoranze funebri partecipava tutta la Buona Parigi. Personaggio Sportivo straordinario dell’Epoca del primo ‘900 definita per Eccellenza e Sportività, destinata a giungere sino ai giorni nostri.

 

Atletica Leggera

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Partiamo dal presupposto che la Disciplina dell’Atletica Leggera è un insieme di attività sportive suddivise in Corsa, Lanci, Salti, Marcia sia campestre che montane. Il significato della parola Atletica deriva dal greco Athos (Lotta); le prestazioni sportive si svolgono in genere in una pista (outdoor e Indoor) ad anello di lunghezza pari a 400 metri (per la corsa), mentre le altre competizioni, racchiuso dalla pista c’è un campo (per le gare di lanci e salti). Questo Sport è a tutti gli effetti individuale, praticato da entrambi i sessi senza distinzioni di nazionalità. Esistono gare internazionali e nazionali con un programma ugualmente intenso e competitivo, uniche differenze sono l’altezza degli ostacoli e delle siepi, dal peso degli attrezzi e dal numero di discipline a prova multipla come il Decathlon (10) per gli Atleti e il Eptathlon(7) per le Atlete. Nazioni come Grecia, Egitto, Irlanda e non da meno Roma, risultano essere territori che definiscono il gesto atletico dell’Uomo fin dalla nascita con i primi movimenti elementari e spontanei come camminare, correre, saltare, lanciare, movimenti inconsapevoli del gioco. I primi Giochi Olimpici si svolsero ad Olimpia nel 776 a.C. ed ancor oggi l’Attività è considerata la Regina Madre dello Sport. La sigla IAAF è il Governo internazionale che regola la Disciplina (International Association of Athletics Federation) fondato nel 1912, organizzatore dei Campionati del Mondo con cadenza biennale. In Italia la Federazione governativa è la FIDAL, mentre per i Giochi e gli Atleti Paralimpici sono sotto la guida del Comitato Paralimpico Internazionale IPC. Le categorie principali dell’ Atletica sono le Giovanili Esordienti (6-15 anni), Assolute Allievi Juniores, Promesse e Seniores (16-23 anni), Master (oltre i 35 anni). Scuole di Sport riconosciute dalla Storia  e da esponenti massimi dell’Istruzione Ministeriale erano quelle di Torino ancora a concetti di tradizioni sportive a fini militari, quella di Bologna prontata a fini didattici della materia dell’Educazione Fisica per dare un insegnamento vero della bontà dello Sport per la salute della persona, associata alla conoscenza scientifica della Medicina, fisiologia e Pedagogia. L’obbiettivo della Ginnastica era il perfezionamento del corpo dell’ Atleta sia in fase armonica, sia in quella muscolare di agilità, tenacia e il coraggio psicologico; una corretta e rigorosa valutazione fisica per analizzare le condizioni motorie in un determinato tempo di allenamento costante dell’ Atleta. A Bologna si istituì a tal proposito uno dei maggiori Istituti di Studi delle Attività Motorie agli inizi del ‘900, con l’ associazione sperimentale della Medicina Moderna come partner allo sviluppo scientifico del metodo da attuare nella pratica sportiva e della materia Psicomotoria. A Parigi sempre agli inizi del secolo scorso i programmi educativi allo Sport venivano cambiati, eliminando le Discipline a gara singola, per poi ritornare come in origine nel ’24 con tutte le Discipline Sportive singole. Alle Olimpiadi di Londra nello stesso periodo le prove dell’Atletica veniva svolta con attività combinate e a squadre; a Stoccolma nei Giochi Olimpici prendevano parte alle competizioni anche le Donne solo per scopo dimostrativo alle pratiche sportive.

IL VINCOLO SPORTIVO

Non giudichiamo sbagliato ciò che non conosciamo, prendiamo l’occasione per comprendere. Aforisma più che indicato per chi ha intenzione o la passione di intraprendere una carriera in giacca e cravatta nel mondo dello Sport, con particolare attribuzione al Calcio. Punti di riflessione, utili a chi tenta di dare il proprio contributo aspirando a diventare Procuratore Professionistico, oppure Osservatore di talenti per Squadre dilettanti o Scuole Calcio, su aspetti controversi come il Vincolo Sportivo per i Calciatori non Professionisti ed il Premio di Preparazione associato. L’abolizione di tale Vincolo con durata pluriennale è rappresentata dall’Associazione Italiana Calciatori, nei confronti della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC). Nello specifico l’Atleta che ha compiuto il 14° anno di età, qualora firmi un contratto con una Società Dilettantistica, sarà vincolato fino al compimento del 25° anno di età, diventando fino al 18° anno “Giovane Dilettante”, poi diventare “non Professionista” al raggiungimento della maggiore età. La Società, da come di evince, è detentrice del Cartellino del Tesserato per un lasso di tempo del tutto esagerato, senza che l’Atleta abbia autonomia di cambiare Squadra a fine Campionato; per la Normativa Federale, il passaggio del cambio di casacca ed avere così il cartellino libero da vincoli, il tesserato deve corrisponde una somma di denaro non contabilizzata, ne parametrata. Per quanto riguarda il Premio di Preparazione la Normativa della NOIF art 96-98 prevede il pagamento dell’ indennità da parte della Società che “acquista” ad un’altra Società che “cede”, motivo il pagamento del trasferimento del Calciatore “Giovane”, fino al “Professionismo” con relativa stipula di un contratto adeguato alla categoria. Qualora il premio non venga corrisposto alla Società dilettantistica, la stessa impugnerebbe un’istanza alla Commissione Vertenza Economica. Evochiamo: Atleti liberi da prigionie contrattuali.

Società Sportiva Moderna, cenni e valutazioni

Nella Società Moderna lo Sport ha acquisito notevole importanza, sia nell’ambito economico, sia come Attività agonistica per professionisti, sia nella vita privata, come occasione di svago e socializzazione.  Stato, Regioni, Comuni, devono investire denaro per l’incentivare la New Culture, sia la formazione Didattica Sportiva per tutte le età. Lo Sport promuove un’equilibrata maturità psicofisica, come un insegnamento al senso dell’impegno e della costanza, dello sforzo, del rispetto per l’avversario. E’ stato praticato fin nell’antichità, quando nella seconda metà del 700 a.C. i Greci organizzarono la Prima Olimpiade. Legato alla Religione, per venerare gli Dei, espressione vitale di impegno, sforzo fisico e competizione. Guida mentale, utile al contrasto dello Stress, intesa fra il partecipante e le sue emozioni, espressione dei propri stati d’animo e relazioni interpersonali. Il significato della parola Sport è ben noto alla gente, l’interpretazione che ognuno esprime è tuttavia differente da soggetto a soggetto. Sport per Passione, per il proprio benessere, per la crescita fisica, per professione, sono esempi di tutto ciò che viene incluso in un concetto apparentemente semplice ed ovvio, ma nel complesso decisamente trascurato e poco analizzato per la nobile finalità. L’importanza della classificazione dello Sport, rispecchia la Società in cui viviamo. Avvertimenti di mancanza di Centri Sportivi di aggregazione sono sempre più frequenti, la socialità non deve avere per nessun motivo barriere che possono ostacolare il bene comune di ogni persona e di qualsiasi livello sociale, culturale, di razza, età; isolare i pregiudizi negativi e la violenza, contribuisce ad avere una Società migliore e avanzata sia nello sviluppo mentale e di associazione, sia quello fisico per un benessere gratificante, specie per stimolare gli adolescenti a creare una precisa identità costruttiva atta alla loro crescita per un inserimento equilibrato in Società. Un esempio pratico che riportiamo è dato dallo studio a campione effettuato dal Centro World Health Organization, in quanto stima che una parte della popolazione della Gioventù, fortunatamente la minoranza, non pratica Attività Motoria Sportiva sufficientemente per prevenire patologie gravi che possono presentarsi annessi ad altri problemi di sedentarietà. A questo interviene la Commissione Europea per sviluppare ed incentivare nelle Sedi opportune tipo la Scuola, l’azione comunitaria dello Sport, indicato per funzioni educative, sportive, equilibri psico fisico, sanità per il fisico di ogni età. Lo Sport oltre che a essere una prevenzione alle malattie, richiama una funzione sociale contro l’intolleranza al razzismo, la violenza e l’abuso di alcool e droghe. Utilizzando lo Sport in modo utile e appropriato ai propri bisogni si acquisisce un’importante solidarietà sociale, morale e di valori di lealtà e spirito di sacrificio comune, inclusa la promozione dello Sport effettuata dai Centri Universitari Sportivi; quest’ultimi aventi una propria organizzazione e gestione autonoma degli impianti sportivi delle Università atti allo svolgimento dei Campionati Nazionali Universitari.

 

SOCIOLOGIA SPORTIVA VINTAGE

L’Etica della persona annessa alla prospettiva dell’approccio relazionale, aveva un unico legame ed obbiettivo tra i soggetti partecipanti alle Attività Sportive all’interno di un  Nucleo di fatto. Alcuni teorici del tempo davano un determinato significato al fenomeno sportivo, arrivando a considerare la pratica Sportiva come elemento essenziale per la vita di una persona ed come verifica psico fisica tra la diversità di sostanza tra aspirazione personale e realtà. La Sociologia Individuale incarnava una diversa dimensione, dove la Competizione prevaleva sulla sete di vittoria di partecipanti che non desideravano altro che padroneggiare nelle gare; in quest’ultimo ambiente l’Atleta poteva trovare una specifica ostilità di condizione solitaria nella pratica della Disciplina Sportiva, inteso come un negativo progresso dalla Giustizia Sportiva, arrivando agli scandali dopanti, riciclaggio e persecuzione agli Atleti da parte di Società Sportive poste volutamente in difficoltà economiche. L’inizio degli anni ’90 è stata resa pubblica la Carta Europea dello Sport la quale definiva tutte le Attività Sportive atte alla partecipazione ed alle organizzazioni di cui lo scopo era l’espressione del miglioramento delle condizioni fisiche, mentali e sociali degli Atleti Professionisti. La modernità dello sviluppo delle Attività Sportive come prodotto socioculturale da divulgare alla massa popolare, era in uno stato di avanzamento lavori volto alla Società, per lo più all’inserimento didattico nelle Scuole per alimentare nei giovani intenti ed ideali leali. Un vero stile di vita per la Comunità,  che ha saputo nel tempo evolversi in Discipline Sociologiche, Antropologiche, Pedagogiche e Psicologiche, contribuendo ad analizzare i punti di vista delle Discipline Sportive come impianto di contributi scientifici poste all’attenzione degli Intellettuali. Tanti autori hanno accumunato lo Sport con la Sociologia, in quanto aperti al dialogo ed al superamento delle barriere ideologiche dello Sport del ‘900 rappresentato come fenomeno ingombrante in Società, essendo diventato il primo intrattenimento sia da spettatore che da attivista a bordo campo, sia da radiocronista o giornalista sportivo. Esperienze di vita sociale che davano notevoli risposte emozionali che di bisogno volte alla partecipazione di manifestazioni sportive, atte a soddisfare ogni parte del psico fisica degli appassionati e non solo. Uno Sport come valore di vita, poco addomesticabile nelle tradizioni della Società, essendo un vero e proprio crocevia di passione, intelletto, lavoro e tempo libero, una scienza che trova dei fondamenti con propri metodi di ricerca, processi di organizzazioni a manifestazioni tipica della vita e della relativa trasformazione dei rapporti sociali tramite sulla formazione ed educazione sportiva di individui e di collettività. Tanti autori di libri accumulavano scritti sulla materia della Sociologia Sportiva tanto da diventare parte integrante delle Scienze Sociali, esattamente nel periodo degli anni ’70; negli anni a seguire questa branchia scientifica sviluppa con modo e tempi ulteriori tesi fino a riuscire a mettere in scala d’importanza lo Sport come fenomeno culturale, binomio con i mezzi di comunicazione di massa ed infine il pubblico sportivo sempre presente alla competizioni di Disciplina.

L’ETICA SPORTIVA NELLA SOCIETA’ MODERNA

Lo Studio per l’Etica dello Sport, non faceva riferimento all’Attività in se come un fenomeno sociale e psicologico, ma piuttosto ad una pratica sportiva di persone razionali. La capacità fisica degli Atleti acquisita nel tempo con lo sviluppo dell’Attività Sportiva e abilità mentale, aveva come risultato personale il raggiungimento di un obbiettivo personale vincente, oltre la soddisfazione degli Allenatori della rispettiva Società Sportiva. Lo Sport dava un’importante ruolo di influenza nella vita privata e sociale degli Atleti; etica comportamentale, di cultura e metodologia volti costantemente al miglioramento del fisico, della salute e delle prestazioni in tempi di Gare Ufficiali. Una recezione di linea guida madre, dal tempo della scelta della Disciplina Sportiva fino al consolidamento degli aspetti legata ad essa. Un susseguirsi di studi etici, sociologici davano risalto alla Costituzione del Consiglio Internazionale dello Sport di Ginevra, annessa all’Association Sociology ISA di Varsavia, ove proliferavano, ancor oggi, Opere scritte da Autori specializzati nello studio della Sociologia Sportiva. Negli anni ’60 nasceva la Sigla SSRI Sport e Sociologia Internazionale, la quale diventava negli anni ’70 Organo Ufficiale del Comitato Internazionale di Sociologia dello Sport. Con l’Evento delle Olimpiadi di Monaco di Baviera aumentava in maniera esponenziale l’interesse per tutti gli Sport, questo grazie ad una nuova competitività tecnologica alla diffusione di nuovi mezzi di comunicazione di massa, per diffondere in ogni angolo del Mondo una precisa educazione di conoscenza dello Sport. La cooperazione, il duro allenamento singolo o di squadra, la dedizione maniacale alla Disciplina con relativo rispetto e dignità nello svolgerla faceva da padrone allo studio della Scienza Sociologica da insegnare come materia umanistica nelle Scuole e come regola di vita con il patto di avere un insegnamento con un alto grado di preparazione teorico e pratico degli Insegnanti ed Allenatori, senza improvvisare e lasciare nulla al caso. Lo Sport inteso come antidoto alla violenza, in effetti molte pratiche sportive nascevano con il DNA violento, vedi la Lotta Libera, la Boxe per citarne alcune senza contare le evoluzioni delle Arti Marziali e Discipline similari molto dure da praticare in maniera agonistica. Combattimenti veri o presunti li troviamo nelle Antiche Civiltà storiche dai Giochi Olimpici dell’antica Grecia ai tornei Medioevali generando nei partecipanti strategie violente con rituali senza alcun limite di aggressività nelle manifestazioni organizzate. Come detto in precedenza ancor oggi troviamo Discipline che adottano gesti e modi di praticare molto violenti, in contrasto con l’ideologia civile a capo della cultura sportiva moderna. Risulta difficile individuare a favore dello Sport nozioni di Sociologia violenta come sinonimo di aggressione fisica e materiale atta alla distruzione e alla sopraffazione; il concetto Sportivo determina una distinta uniformità d’uso delle tecniche della Disciplina come etichetta da catalogo personale, con regole da rispettate senza che la violenza sfoci un aggressione illegittima. Un esempio concreto nello Sport del Calcio è dato da un fallo da gioco con contrasto punito con una sanzione di richiamo, diverso il discorso di un’aggressione a gioco fermo di un giocatore verso un altro, punito ovviamente con l’espulsione diretta dal gioco. La violenza in se richiama un’agitazione di massa popolare o singola nella fattispecie di un’azione illegittima, associata ad un’aggressività personale con riti e tempi specifici e cadenzati. Lo studio sul comportamento animale può essere un valido testimone sul significato del Rito con schemi ripetitivi di azioni, che con il passare del tempo perdono le proprie funzioni di origine e di comportamento e ripetitività. Rispetto delle regole dello Sport e appartenenza alla comunità di riferimento, con una vera educazione responsabile al proprio essere comportamentale.

 

 

 

Rapporti tra Federazioni internazionali e Movimento Olimpico

Tra le due maggiori Organizzazioni Istituzionali dello Sport, il rapporto comunicativo ed associativo volto alle manifestazioni sportive agoniste e di aggregazione di massa a carattere Nazionale ed Olimpico, era pressoché difficoltoso, in quanto come espresso nella Carta Olimpica l’insieme di regole che dirigono il CIO veniva approvata a fine ‘900 tra i Comitati Internazionale, Nazionali e Federali. Oggetto della discussione era una parte integrante della Carta Olimpica, nello specifico il terzo Capitolo ove per la promozione del Movimento Olimpico, lo stesso CIO poteva dare Riconoscenza a livello mondiale alle Federazioni Internazionali non associate quindi prive di Abilitazione e Codice dell’Antidoping di uno o più Sport con indipendenza amministrativa autonoma; al Comitato Olimpico, derivava una mancata assunzione di una direzione di Patronato volta alla tecnica espressa nella Gare Ufficiali dello Sport Olimpico. Sempre più importanza di voti alle candidature per i Giochi, le Federazioni acquistavano per le selezioni finali di Sedi ospitanti ed il benestare delle pratiche sportive da considerare valide ai fini delle competizioni e di coinvolgimento del pubblico per le stesse. Per arrivare al vero e sostanziale riconoscimento delle Federazione nell’ambito Istituzionale Sportivo, non è stato così facile e breve, in quanto sia chi organizzava la manifestazione, sia chi gestivano le Olimpiadi, impediva l’unità di intenti, causa il principio di autonomia in cui si basava il rapporto di ipotetica coalizione tra le parti. Ne sono prova i raccolti dello stesso Coubertin e dei suoi validi gregari non sempre fedeli agli ideali dell’Olimpo Istituzionale, i quali per certi punti di vista evidenziavano il lavoro di reclutamento di Atleti, per chi dedicava tempo e spirito atletico, giorno dopo giorno alla causa sportiva. Ovviamente senza avere troppi sbilanciamenti filosofici lo stesso Coubertin con i colleghi di scrivania Vikelas, Latour fondatori dell’Impero Olimpico erano attratti più dalla pedagogia teorica che dalla pratica agonistica sui. campo di Sport. Ad altri è toccato l’onore di esaudire il desiderio del competere, tipo i Centri e Club Studenteschi, Dopolavoro Operai ed associazioni borghesi, in contrapposizione alle organizzazioni del CIO con evidenti piani di lavoro diversi; ideali filosofici dello Sport dell’Antichità, con uno scontro e confronto sportivo basato su lealtà ed uguaglianza, contrapposto alla passione dell’Attività fisica regolarizzata da norme e regole riconosciute a livello mondiale, di pratica sportiva ed organizzativa, proprio come l’odierno Sport Moderno. Passato il tempo necessario dei cento anni trovano una collaborazione di intenti, sia il CIO, sia le Federazioni Internazionali, in quanto sia l’una che l’altra hanno contribuito attivamente secondo le proprie vedute allo sviluppo delle Olimpiadi; purtroppo le opposizioni aperte tra le due compagini, porta la Federazione Internazionale a non avere più nessun atto ufficiale di collaborazione con il CIO, mettendo il proprio Sport con disciplina sportiva annesse fuori dai Giochi Olimpici e Movimento Olimpico. La Storia dice che il Comitato Olimpico e la Federazione Internazionale percorrevano di pari passo l’evoluzione dello Sport, da ideologie e finalità ormai passate dal tempo, alla moderna Attività Sportiva con programmi attuali e competizioni volte sia all’agonismo professionale Olimpico, con relativo compenso derivato dai maggiori mezzi di comunicazione, sia a quello amatoriale del comune Popolo.